Un'altra categoria di donne mantenute, erano le donne maritate che, all'insaputa dei mariti, o d'accordo con essi, traevano da un adultero commercio tanto quanto far fronte alle ingenti spese della loro toilette ed a quelle di casa. Si segnalavano una quantità di grandi dame, che, all'esempio delle cortigiane, mettevano un prezzo ai loro favori, e spesso si vendevano per abiti o per gioielli.

Madama di Montbazon si era essa stessa imposta una tariffa di 500 scudi, e da qualunque parte questa somma le venisse, ella accettava l'offerta con tutte le conseguenze; questo prezzo corrente era talmente noto, che in un vaudeville composto in suo onore, si leggeva: «Bastano cinquecento scudi borghesi per far alzar la sua aristocratica camicia!»

Le dame di corte si facevano pagare in ragione della loro nascita, del grado che occupavano, e della posizione del marito. Madama di Bassompierre che non era nè giovane, nè bella, non mancava di galanti che ella trattava quali villani.

Tollemant parla di un signor Fabry che voleva dare 50,000 scudi per possedere la marchesa di Brosses, ma questa dama «quantunque inclinata alla lussuria» ebbe la probità di non accettare le offerte del giovane, il quale l'amava con una tale frenesia, da tracannare un giorno il contenuto del suo [pg 77] vaso da notte. Madama d'Espagnet, moglie di un consigliere al Parlamento di Bordeaux, chiedeva 100 pistole.

Gallard, fratello di madama di Novion, dava 4,000 scudi all'anno alla presidentessa della Barre.

Nella maggior parte dei casi, i mariti ingannati chiudevano gli occhi sullo sgonnellar delle mogli, per non aver a reprimere uno scandalo che ne provocherebbe un altro maggiore; ma più di frequente essi erano complici della loro vergogna intascandone segretamente i profitti!

Tali esempii di immoralità nell'ambiente della magistratura, della nobiltà e della finanza, non potevano non spingere il popolo in una via fatale di imitazione. Si ebbero quindi anche molte donne mantenute fra le mogli dei commercianti, i quali, occupati nei loro negozii, erano ancor più ciechi dei gran signori in ciò che riguardava il proprio onore.

Le mercantesse di Parigi erano tanto galanti e non meno viziose delle grandi dame, e del pari interessate. Spesso però si riscontrava in fra loro una squisita delicatezza di sentimenti, quando il cuore non era stato corrotto dal libertinaggio.

Un'altra piaga dell'epoca era il servidorame dei grandi, che in pubblico commetteva violenze, ed ingiuriava le donne oneste o disoneste che fossero. Nulla uguagliava l'insolenza e l'audacia di questa turpissima gente, attaccata come una lebbra alle grandi case, e vivente come ruffiani nelle osterie e nei luoghi infami. I lacchè portavano la spada, avevano abiti di velluto e di seta, si davano [pg 78] l'aria di gentiluomini ed imitavano tutti i vizii dei loro padroni, esagerandoli.

I signori in talune circostanze per vendicarsi di una donna l'abbandonavano ai loro servitori, i quali, sicuri dell'impunità, commettevano sulla vittima le più atroci infamie.