La bella Madama d'Etioles si era separata dal marito, e non ne portava nemmeno più il nome. Il re l'aveva fatta marchesa di Pompadour.
La marchesa aveva una sostenuta vigilanza, giacchè temeva che il re non l'abbandonasse completamente, a causa della sua schifosa infermità che aveva già costretto il reale amante a trascurare per un certo tempio il letto di lei. Questa infermità diè voga in Francia al seguente epigramma:
La marchesa è piena d'incanti,
tutta grazia ed occhi franchi,
le crescono i fiori d'innanti:
ma, ahimè! son fiori bianchi!
Dagli inviti di corte ella cercava sempre di allontanare tutte quelle dame che potessero impressionare il re per la loro bellezza, e spesso facevale anche esiliare perchè avevano commesso il delitto di voler piacere un po' troppo. Divenuta sopraintendente dei piaceri del monarca, fece reclutare bellezze nuove ed ignote, per rinnovare il serraglio che essa governava a suo capriccio.
Tale fu l'origine del Parc-aux-cerfs abisso [pg 82] dell'innocenza e dell'ingenuità, che inghiottiva la folla delle vittime, le quali, ritornando dopo nella società, vi apportavano la corruzione, l'amore della crapula e tutti i vizii di cui si infettavano necessariamente col commercio degli infami agenti di un simile luogo.
La marchesa morì chiedendo perdono alla sua casa e a tutte le cortigiane delle scandalo che aveva lor dato, cosa che non impedì di gratificare la sua tomba dell'epitaffio seguente:
Qui giace chi fu quindici anni zitella,
Vent'anni cortigiana e otto ruffiana.
Dopo la Pompadour venne la Dubarry che mise il colmo alle infamie. Lo scettro di Luigi XV nelle mani di questa cortigiana divenne la clava delle più grandi follie. Quale stravaganza in tatti di vedere questa donna uscir nuda dal letto, e farsi calzare una pantofola dal nunzio del Papa e l'altra dal grande elemosiniere, e che questi due prelati si stimavano ben compensati per tal vile e ridicolo impiego, gettando un colpo di occhio fuggitivo sui secreti incanti di una simile bellezza!
Il re aveva parecchie volte parlato con piacere della principessa di Lamballe, la Dubarry se ne impensierì e fece parte delle sue preoccupazioni all'abate Ferray, che, da sincero amico, le consigliò di imitare la Pompadour, e di prestarsi, come questa defunta sultana, ai mutevoli gusti del monarca; di fargli qualche volta da ruffiana, di fornirgli qualche giovanetta che potesse per un certo tempo occupare il cuore del re. E pare che ella mise in pratica la lezione dell'abate, tanto da permetter al re quasi in sua presenza di godersi [pg 83] l'artista Raucoux della Commedie-Française, che per la sua eccezionale impudicizia era soprannominata la Grande Lupa.
Verso la fine del regno di Luigi XV la Dubarry fu continuamente malmenata nelle canzoni, negli epigrammi, nelle caricature e nelle novelle che circolavano sul suo conto alla corte ed in città.