I cunnilingues erano quelli o quelle (giacchè questa sporcizia era praticata da [pg 90] entrambi i sessi) che eccitavano i genitali femminili con la lingua sulla clitoride.

I fellateurs o fellatrices succhiavano le parti virili e le tribadi sacrificano a Venere senza il concorso dell'uomo.

Il poeta Marziale nei suoi epigrammi ci dà un quadro magnifico di questi depravati:

«Manneius, marito con la lingua, adultero con la bocca, più sporca delle bocche del Summaenium, di fronte al quale, vedendolo nudo innanzi alla sua finestra a Suburra, l'ignobile prostituta chiude il suo lupanare. Lui che ha tanta pratica delle visceri femminili, da sapervi dire se una donna incinta ha nel ventre un maschio od una femmina; ora non può allungare l'infetta lingua, giacchè un male indecente ha imputridito la cloaca della sua bocca, in modo che il poveromo non sa più come fare per essere pulito nè sporco.»

Questa mostruosa fantasia fu spinta tant'oltre presso i Greci, che, cosa incredibile, non contenti di leccare le parti genitali delle donne allo stato normale, ve ne erano di quelli che le ricercavano umide e sporche sia di mestruo, sia di tutt'altra escrezione.

I Romani imitarono i Greci, Seneca s'indigna di veder nominare console un cunnilinguo:

«Ignoravi tu dunque, quando nominasti console Mammercus Scaurus, che egli inghiottiva a bocca aperta i mestrui delle sue serve? E se ne nascondeva forse? E ci teneva forse ad apparire un uomo puro?»

Questa porcheria era chiamata «andare in Fenicia» perchè tale operazione ricordava il colore rosso di questo paese. Simile [pg 91] atto era designato pure con la parola Scylax (cane) perchè i cani hanno di tali abitudini schifose.

La strana depravazione dei cunnilingui fu ancora in favore nelle età susseguenti. Ausonio in un suo epigramma dice:

«Che padre modello quel Eunus, quando sua moglie è incinta, si affretta a dar lezioni di lingua ai figli non ancora nati!»