Catullo nei suoi versi tratta da becchi i cunnilingues ed i fellatores a causa della fetidità delle loro bocche.

Una varietà di fellatores era data dai così detti irrumateurs, che non succhiavano, ma semplicemente solleticavano colla lingua.

I Lesbici passavano per gl'inventori di questa impurità, ed è per tale ragione che si trova spesso citata la parola «lesbianizzare». Gli abitanti di Nola avevano simile riputazione; Ausonio ne parla in questi termini:

«Aldifuori della privanza coniugale, del legittimo commercio, l'infame lussuria ha scoperte oscene voluttà, che all'erede di Ercole consigliò lo scioglimento di Lemno, che la toga del fecondo Africano mise in mostra sulla scena, che una molle e corrotta capitale insegnò alle genti di Nola. Crispa che non ha se non un corpo solo pertanto le pratica tutte; essa masturba, succhia, presta alle impure voglie l'uno e l'altro orifizio; ha paura di morire senza essersi corrotta in ogni parte dell'impudico corpo.»

Il Manuel d'erotologie de Forberg descrive tutte queste sozzure con una eccessiva ricerca di dettagli; ed in esso si trova la famosa domanda di Smepronia ad un suo amico: [pg 92] «Che melodia vuoi che ti suoni su questo flauto?»

Ai giorni nostri il coito boccale è in gran voga, specie fra le classi di condizione relativamente agiata, e fra i mariti che amano il contrabando, giacchè, secondo loro, questa pratica presenta meno pericolo di contagio.

Se la semenza umana potesse fecondar la terra, nel bosco di Bologna a Parigi, sopratutto di està, che musica di vagiti si udrebbe!

È là che la sera, il libertino seduto sul banco e la felattrice inginocchiata per terra, la Venere contro natura trionfa!

Gli antichi per sfogar le loro brame non lasciavano neppur caste le glandole mammarie. Nei suoi dialoghi Luisa Singea, fa raccontare ad Ottavia una scena di questo genere: «Con l'una e l'altra conca di Venere—ella dice—mi sono coperta di onta! arrossisco nel ricordarmi che l'interstizio dei miei seni è servito di passaggio a Venere...»

Ma non andiamo più oltre, chi volesse sapere fino a quali estreme raffinatezze gli antichi fossero giunti per soddisfare il loro erotismo non ha che a leggere il Satyricon di Petronio.