Altri praticano la sodomia artificiale per giungere a masturbarsi, la quale consiste nell'introdursi le dita, priapi artificiali o naturali o tutt'altri oggetti nell'ano.
Certi masturbatori si servono di una pallina di avorio armata di una stelo di acciaio, di cui l'estremità resta, durante l'uso, fuori del retto; i movimenti bruschi che s'imprimono allo stelo metallico, generano una serie di vibrazioni, che si comunicano alla pallina penetrata fino alla prostata e determinano uno scuotimento favorevole all'eretismo genitale.
Gli esempii non sono rari di individui che sono obbligati di ricorrere al chirurgo per l'estrazione di corpi stranieri che si sono introdotti nel retto, quali: pezzi di ferro, bicchieri, bottiglie e vasi di pomate conici, piante ecc.
Un religioso citato da Nolet si era introdotto, diceva lui, per guarirsi dalla colica, una fiola di acqua della regina di Ungheria.
[pg 118] «Una depravazione morale che risulta dall'onanismo, fa che lo spirito abituato a cercare il piacere in un cerchio di idee, in una serie tutta particolare di sensazioni, non può più trovarne altrove. I godimenti di tal vizio sono i soli che il masturbatore può risentire. L'unione dei sessi non ha più alcun'attrazione per lui, non vi si abbandona—quando pure lo fa—che con ripugnanza, provando un piacere molto inferiore a quello delle sue pratiche solitarie. Il senso genitale e quello della procreazione sussistono; soltanto i gusti depravati hanno preso il posto dei gusti legittimi.»
La masturbazione feminile consiste nella frizione dell'organo clitorideo; la quale risulta da manovre della donna impiegate su sè stessa o da una persona straniera.
Essa si produce col dito, col pene o con la lingua. In talune circostanze simile specie di masturbazione può avvenire per mezzo del fregamento delle coscie, sia che la donna stia seduta, sia che si trovi in una posizione verticale; e si compie con un movimento particolare del bacino, con un dondoleggiamento delle anche. Questa varietà si riscontra soprattutto nelle donne sottomessa durante una gran parte del giorno ad assiduo lavoro. Tal mezzo è anche messo in pratica da donne occupate a cucire a macchina e da quelle dedite all'equitazione.
La casistica medica ha raccolto numerosi esempii di tali depravazioni.
«L'uso della macchina da cucire, dice il dottor Pouillet, è non soltanto una causa, ma un mezzo di masturbazione. Durante una visita che feci ad una fabbrica di abiti militari, ecco la scena di cui fui testimone: In [pg 119] mezzo al rumore uniforme di trenta macchine da cucire, mi accorsi di un tratto che uno di questi apparecchi funzionava con maggior velocità degli altri; guardai la persona che vi lavorava: era una brunetta di 18 a 20 anni. Mentre spingeva automaticamente il pantalone che confezionava, la sua faccia si animava, la bocca le si schiudeva, le mani si dilatavano ed il va e vieni dei piedi trascinava le pedali in un movimento sempre più vertiginoso. Dopo poco vidi gli occhi di lei illanguidìrsi, le palpebre abbassarsi, la faccia impallidire ed il capo le si arrovesciava all'indietro; un grido soffocato, seguíto da un sospiro, si perde' nel rumore del lavoratorio. La giovanetta restò per qualche secondo in estasi, poi cacciò il fazzoletto, si asciugò le tempie imperlate di sudore, volse in giro uno sguardo timido, sospetto, vergognoso e riprese il lavoro.»
Spesso sono vecchi impotenti e viziosi od uomini corrotti che si abbandonano a tali indecenti manovre digitali e linguali su povere ragazzine che non ne capiscon nulla, ma che se ne ricordano poi più tardi.