Tali sarebbero le leggi che avrebbero presieduto all'esordio del vizio contro natura nel mondo; esso ha dovuto essere praticato sin dai tempi più remoti, qualche scritto nei libri sacri indiani ne fa menzione, ma nulla di preciso circa i dettagli esiste fino alle relazioni della Bibbia.

Tutti sanno dei vizii di Sodoma e Gomorra. Mosè fu inflessibile al riguardo dei delitti di sodomia. «Non avrai relazioni sessuali con un maschio, come quelle che hai con una donna» dice nel Levitico. Il culto di Daolfhegor, il dio favorito dei Madianiti, fu accettato dagli Ebrei con una passione che è la più chiara testimonianza dell'indecenza dei suoi misteri. I sacerdoti di questo dio erano giovanotti senza barba, coi corpi spelati e profumati di olii odorosi; essi intrattenevano un ignobile commercio d'impudicizia nel santuario della divinità.

[pg 124] Ma fu sopratutto nella Grecia antica che il vizio contro natura fu accolto e praticato liberamente. Tutti i poeti di quei tempi hanno elevato inni agli efebi divini; lo stesso avvenne a Roma. Lucillio espone nelle sue satire i vantaggi e gl'inconvenienti della pederastia, che offriva ai mariti di Roma un compenso e come una consolazione alle noie e alle tribolazioni del matrimonio, ma che come il matrimonio aveva gli stessi inconvenienti.

«Così Socrate, dice un marito alla moglie, nel suo amore pei ragazzi, si mostrò sotto un punto di vista migliore, perchè non amava punto le donne. Ed amava tutti i giovanotti indistintamente».

La prostituzione pederasta esisteva a Roma fianco a fianco colla prostituzione femminile le leggi l'autorizzavano. Petronio nel Satyricon racconta scene concernenti simili sregolatezze.

Il vizio si era materializzato e rigettava ogni specie di pudore. Le orecchie non erano più rispettate degli occhi ed il cuore pareva avesse perduto i suoi istinti di delicatezza in questo decadimento morale che gli dava l'abitudine delle cose vergognose.

Gli imperatori essi stessi ne davano l'esempio. Cesare, il primo dei Romani, quando salì al trono aveva già venduto la verginità della sua giovinezza a Nicodemo re di Bitinia.

Orazio ha cantato gli amori di Augusto pei giovanotti. Marcantonio gli rimprovera di aver comprato col suo onore l'adozione dello zio e di aver ceduto le sue compiacenze in Ispagna a Hirtius.

Nerone sposò con tutte le pompe, l'eunuco [pg 125] Sporus, e lui stesso si prestò ai capricci dei suoi cortigiani.

Tiberio, malgrado la sua caducità, si abbandonò a tutte le turpitudini del vizio contro natura.