Caligola aveva commercio con Lepido, col commediante Maestus ed ancora con altri, operando reciprocamente. Valerio Catullo gli rimprovera pubblicamente di aver disonorata la sua gioventù.

Galba preferiva ai ragazzi gli uomini robusti, non importava se fossero anche già vecchi. Quando Icilus, un suo antico concubino, venne ad annunziargli in Ispagna la morte di Nerone, Galba non contento di abbracciarlo in presenza di tutti, lo fece depelare e lo condusse a letto con lui.

Vitellio passò la sua gioventù a Capri accanto a Tiberio e restò bollato col nome di Spinthria.

Fu l'impuro familiare di Nerone e di Galigola.

Al momento della sua entrata trionfale a Roma, Commodo aveva fatto montare dietro lui, sul carro, quello dei concubini che egli preferiva, Antenos, e, durante tutta la cerimonia, Commodo si girava ogni momento per baciare questo vil personaggio.

Alla morte di Antenus, Commodo, si abbandonò alle più strane voluttà. Ebbe trecento concubine ed altrettanti giovani cinedi scelti nella nobiltà e nel popolo. Non risparmiò nessuno di essi, li sottomise tutti alle sue vergognoso compiacenze, non rifiutandosi di prestarvisi egli stesso. Fra questi cinedi ne aveva scelto uno che preferiva e che soprannominò Onon (Asino) grazie a certe analogie [pg 126] oscene che aveva con simile animale. Lo colmò di favori e di danari.

Eliogabalo, durante l'inverno che passò a Nicomedia, sbrigliò i suoi gusti infami, ed arrivarono a tanto le sue sregolatezze, che i soldati, i quali lo avevano eletto, arrossirono dell'opera loro, vedendo che l'imperatore si confondeva con vili gitani. Nè cambiò metodo di vita quando giunse a Roma. «Tutte le sue occupazioni, dice Lampride, si limitavano a scegliere emissarii incaricati di cercare dappertutto e di condurre alla corte uomini che dovevano adattarsi a certe condizioni favorevoli ai suoi piaceri.» Sceglieva al teatro ed al circo i compagni delle sue orgie tra gli atleti più robusti ed i gladiatori meglio membruti.

Al principio dell'era cristiana si trovano qua e là dettagli precisi relativi alla natura di certe voluttà dette immonde dagli scrittori religiosi.

L'Abbate di Clervaux, Enrico, scriveva al papa Alessandro III nel 1877: «L'antica Sodoma rinasce dalle sue ceneri!»

Orderic Vital segnala il contagio di questo vergognoso vizio: «Allora, dice, gli effeminati dominavano in tutti i paesi e si abbandonavano liberamente alle loro sozze corruzioni, degne delle fiamme dei roghi, essi abusavano impunemente delle orribili invenzioni di Sodoma.»