[436].

«Iugera perdiderat miserae vicina Cremonae

flebat et abductas Tityrus aeger oves;

Risit Tuscus eques paupertatemque malignam

reppulit et celeri iussit abire fuga»

Mart. VIII, 56.

[437]. Sidon. Carm. III, IV; Auct. panegyr. Pison. v. 217 sgg. Cf. Haupt in Hermes III, p. 212.

[438]. Pubblicata dall'Usener in Rh. Mus. XXII, p. 628 da un codice sangallense del sec. X nel quale quella composizione porta il titolo Maro Maecenati salutem. Essa leggesi anche in altri codici, ma senza quel titolo. Il Riese l'ha accolta nella sua Anth. lat. n.º 686. (Cf. vol. I, p. 2, p. XXIII). Nè l'Usener nè il Riese si sono accorti del vero soggetto di questa poesia, ma hanno creduto riconoscere in essa un carme lamentevole sulle tristi condizioni dell'Italia occupata dai barbari. — Donizone, nella disputa fra Mantova e Canossa, discorre anch'egli a lungo di questo fatto della vita virgiliana, con qualche particolarità che non è nella biografia. Vit. Mathild. ap. Muratori, Scriptor. rer. it. V, p. 360.

[439].

«Tristia fata tui dum fles in Daphnide Flacci