«................ e così canta
L'alta mia tragedia in alcun loco;
Ben lo sai tu che la sai tutta quanta.»
Inf. XX, 112.
[515]. Purg. XXI, 94.
[516]. Pare incredibile che Heeren abbia potuto scrivere sul serio che Dante conobbe Virgilio solo per autorità altrui! «Selbst die Rolle die Virgil in Dante's Gedichte spielt zeigt wohl dass er ihn mehr aus Nachrichten anderer als aus eigner Einsicht kannte». Gesch. d. klass. Litt. im Mittelalt. I, p. 320.
[517]. Witte ha voluto riferire queste parole al De Monarchia, ed anche a me è sembrato per un momento che il poeta pensasse qui alle sue prose. Ma oltre ad altre ragioni, il poeta stesso ci vieta di ciò ritenere dicendoci chiaramente che lo stile del suo poetare è quello di cui si gloria; in esso soltanto egli sa di essere, com'è in realtà, novatore. Contro Witte argomenta Wegele (Dante Alighieri p. 348 sg.), il quale però non ha inteso neppur egli il significato di questo luogo dantesco, riferendo lo stile di cui qui parla il poeta alla parola, ed alla imitazione formale di Virgilio.
[518]. A questo condurrebbe quanto sostiene il Perez nelle pagine (La Beatrice svelata p. 65 sgg.) che ha consecrate alla definizione di questo stil nuovo di Dante. Negare l'allegoria in Dante non si può; ma questa non era che un modo allora naturale ed ovvio di quella dottrina e profondità di pensiero che Dante richiede nel poeta; non è però in essa che Dante fa consistere la poesia in generale, nè la propria poesia in particolare.
[519]. Il «primo amico» di Dante, Guido Cavalcanti, era anch'egli poeta di stil nuovo, e Dante stesso ci dice quanta armonia fosse fra loro nel concetto della poesia volgare. Questo non avrebbe potuto essere se, come molti interpreti antichi e moderni hanno voluto, quel verso (Inf. X, 23) «Forse cui Guido vostro ebbe a disdegno» dovesse intendersi alla lettera, quasi realmente Guido fosse sprezzatore di Virgilio e degli antichi poeti. Nel luogo ove quel verso ricorre trattasi manifestamente dell'idea più profonda che è incarnata nel viaggio di Dante. È per me chiarissimo che la ragione per cui Dante dice che quel suo amico e compagno prediletto non trovasi con lui per quella via, non può in alcuna maniera riferirsi a differenze che esistessero fra loro nell'idea artistica (poichè nè tali differenze c'erano nè ivi sarebbe stato luogo a parlarne), ma si bene nelle tendenze speculative e nel pensiero filosofico, quali sappiamo che realmente esistettero. Cfr. Perez, op. cit. p. 382 sg. e meglio D'Ovidio nel Propugnatore III, 2 p. 167 sgg. (Saggi critici, Napoli 1879, p. 312 sgg.). Altrimenti intende Finzi (Saggi danteschi, Torino 1888, p. 60 sgg.) riferendo, con assai leggero argomentare, quel verso alla troppo scarsa stima che Guido, secondo Dante, professò pel Mantovano.
[520]. Ved. Inf. I, 67 sgg. Purg. III, 25 sgg.; VII, 4 sgg.; XVIII, 82 sg.