[542].

«Ei mi parea da sè stesso rimorso:

O dignitosa coscïenza e netta,

Come t'è picciol fallo amaro morso!»

Purg. III, 7 sgg.

[543]. «Qualche rara e lieve accigliatura pedagogica» crede il D'Ovidio (Saggi critici, p. 326) di riconoscere nel Virgilio dantesco, e cita come esempio le parole «o creature sciocche, Quanta ignoranza è quella che v'offende!» Inf. VII, 70. Ma ivi, benchè parli Virgilio, lo spregio delle idee volgari è di Dante stesso, come la fantastica teoria che poi Virgilio espone sulla Fortuna è cosa prettamente dantesca e medievale, non punto virgiliana.

[544]. Cfr. Wolff, Cato der jüngere bei Dante in Jahrb. d. deutsch. Dante-gesellschaft II, 225 sgg.

[545]. È questo l'aspetto principale da cui il Virgilio di Dante è stato studiato dal Ruth nei suoi Studien über Dante Allighieri (Tübing. 1853) p. 203 sgg., al quale rimandiamo per maggiori sviluppi. Ruth ha scritto anche uno speciale articolo sul Virgilio di Dante, Ueber die Bedeutung des Virgil in der Divina Commedia in Heidelberger Jahrbücher, 1850.

[546]. Prima di Dante, ed anche prima del medio evo di proprio nome, colui che più si è servito di Virgilio come cantore della potenza romana, per uno scopo storico-filosofico, è Agostino. Ma Agostino ed Orosio suo discepolo, che vedevano Roma cadente e persecutrice, e la udivano accusare il cristianesimo del suo cadere, non potevano arrivare a quei concetti che il medio evo suggeriva a Dante. Roma pagana era ancor troppo prossima ad essi cristiani, e d'altro lato essi non videro il cristianesimo di perseguitato divenir persecutore sanguinario alla sua volta, e la storia della chiesa mutarsi in un libro osceno.

[547]. Li romans de Dolopathos publié pour la première fois en entier par Ch. Brunet et Anat. de Montaiglon, Paris (Jannet) 1856. Esiste in parecchi manoscritti un testo latino del Dolopathos, reso già noto dal prof. Mussafia, che lo considerò come l'originale del monaco Gianni di Hauteseille (Ueber die Quelle des altfranzösischen Dolopathos. Wien, 1865; e Beiträge zur Litteratur der sieben Weisen Meister, Wien, 1868). I dubbi su di ciò da me e da altri espressi furono tolti di mezzo dalla edizione che ne diede l'Oesterley Ioh. de Alta Sylva Dolopathos sive De rege et septem sapientibus, Strassb. u. London 1873 sulla quale veggasi l'eccellente critica di G. Paris in Romania II, 1873, p. 481-503 (per le date ved. p. 501) e Studemund in Zeitschr. f. deutsch. Alterth. N. F. VIII, p. 415-425.