L'età dell'oro e suo stato felice,

Forse in Parnaso esto loco sognaro.

Qui fu innocente l'umana radice,

Qui primavera sempre, ed ogni frutto;

Nettare è questo di che ciascun dice. —

Io mi rivolsi addietro allora tutto

A' miei Poeti, e vidi che con riso

Udito avevan l'ultimo costrutto

[540]. Cfr. Intorno a ciò Fauriel, Dante et les origines etc. II, p. 435 sgg.; Ozanam (Dante et la philosophie cathol. au treiz. siècle, p. 324 sgg.) ha consecrato un lungo lavoro d'indagine ai precursori di Dante in fatto di visioni o viaggi poetici nel mondo invisibile. Quantunque assai istruttivo, poco serve questo lavoro alla intelligenza della creazione dantesca, che per la natura sua propria è cosa originalissima, e con quei così detti precursori (eccettuato Virgilio) non ha che punti di contatto esterni o fortuiti.

[541]. Così chiama i poeti coi quali si trova nel limbo (Inf. IV, 110), così spesso Virgilio (Inf. VII, 3; XII, 6; XIII, 47) e Stazio (Purg. XXIII, 8; XXXIII, 15).