[11]. Virgil's Fortleben im Mittelalter, Wien (Akad. d. Wiss.), 1851, 54 pag. in-fol.
[12]. Ved. le nostre note, vol. I, pag. 212, e vol. II, pag. 2.
[13]. Vol. I (1866), pag. 1-55; Vol. IV (1867), pag. 605-647; vol. V (1867), pag. 659-703.
[14]. Vergil in the Middle Ages by D. C. translated by E. F. M. Benecke with an Introduction by Robinson Ellis. London, New York 1895. Questa traduzione è condotta su questa seconda edizione di cui, richieste, furon mandate le prove all'autore, rapito immaturamente ai vivi poco dopo aver compiuto il suo lavoro. La traduzione però non fu da me riveduta.
[15]. I principali fra questi ved. rammentati a pag. 22 del vol. II e altrove.
[16]. Quanta parte avesse l'amicizia nell'enfatico «Nescio quid maius nascitur Iliade» di Properzio, è reso manifesto dalle espressioni che questi adopera anche a riguardo di un altro suo amico, Pontico, autore di una Tebaide che rimase affatto dimenticata (I, 7, 1-3):
«Dum tibi Cadmeae dicuntur, Pontice, Thebae
armaque fraternae tristia militiae,
atque, ita sim felix, primo contendis Homero, etc.»
[17]. I dotti di oltr'alpe commettono spesso un grave errore, di cui si risentono gli effetti molteplici in molte e varie loro opere, quando giudicano le idee e i sentimenti di un popolo eccezionale che si concentrava tutto in una città, e contava la sua esistenza ab urbe condita, con quelli stessi concetti con cui giudicano il popolo greco, e tenendo sempre la nazionalità greca dinanzi alla mente. La saga romana non poteva spaziare gran fatto al di là del campo proprio a quelle κτίσεις πόλεων che fra i greci naturalmente non potevano costituire la parte più spiccante del materiale leggendario nazionale. Se poi l'invenzione fantastica dei romani in quanto concerne il loro passato, rivela, come doveva, la loro tendenza politica e prattica, non per questo essa è sprovvista di una sua grande poesia. Fa piacere udire un uomo, che certamente non può essere accusato di parzialità pei romani, conchiudere un lavoro sul racconto di Coriolano colle seguenti eque parole: «Wer in diesen Erzählungen nach einem sogenannten geschichtlichen Kern sucht, wird allerdings die Nuss taub finden: aber von der Grösse und dem Schwung der Zeit zeugt die Gewalt und der Adel dieser Dichtungen, insbesondere derjenigen von Coriolanus, die nicht erst Shakspeare geschaffen hat.» Mommsen, in Hermes, IV, p. 26.