[27]. Sulla composizione dell'Eneide e la cronologia delle varie sue parti ved. Sabbadini, Studi storici sull'Eneide. Lonigo 1889, p. 70 sgg.

[28]. «Hoc loco per transitum tangit historiam quam per legem artis poeticae aperte non potest ponere.... Lucanus namque ideo in numero poetarum esse non meruit quia videtur historiam composuisse non poema.» Serv. ad Aen. I, 382; cfr. Martial. XIV, 194; Fronton. p. 125; Quintil. X, I, 90.

[29]. Cfr. Schwegler, Röm. Gesch. I, p. 279 segg.; Preller, Röm. Mytholog. p. 666 segg. Hild, La légende d'Énée avant Virgile. Paris 1883.

[30]. Erra gravemente Niebuhr (Röm. Gesch. I, 206 segg.) quando crede che Virgilio condannasse alle fiamme il suo poema perchè conscio della sua mancanza di base nazionale. Una idea simile a Virgilio non poteva mai venire in capo, e quanto sia assurda lo prova già l'immenso successo dell'Eneide, a cui il sentimento romano fu tutt'altro che estraneo. È noto che il suo contemporaneo ed ammiratore Tito Livio apre anch'egli colla saga d'Enea la sua storia, ispirata se altra mai da vivo sentimento nazionale. L'attitudine del suo spirito e il suo punto di vista nel riferire quelle favole, ei li dichiara nel proemio in modo che non può lasciar da desiderare, colle magnifiche parole così spesso citate: «Et si cui populo licere oportet consecrare origines suas et ad Deos referre auctores, ea belli gloria est populo romano etc. etc.» Come la saga di Enea stesse in armonia con quanto ispirava il resto della tradizione romana, lo vediamo nel lirismo d'Orazio là dove fa dire ad Annibale (C. IV, 4, 53 segg.):

«Gens quae cremato fortis ab Ilio,

Iactata Tuscis equoribus, sacra

Natosque maturosque patres

Pertulit Ausonias ad urbes,

Duris ut ilex etc. etc.»

Quando questo scriveva Orazio, appena allora era stata pubblicata l'Eneide (le odi del IV libro furono messe a luce, come si crede dai più, dopo il 18 av. Cr.). Le tendenze cesaree verso Troia, come la città sacra dei romani e della gente Giulia, sono vivamente rappresentate nella nota parlata di Giunone agli Dei che trovasi nell'ode 3.ª del III lib., certamente anteriore all'Eneide.