[51]. «Sciendum tamen est Terentium propter solam proprietatem omnibus comicis esse praepositum, quibus est, quantum ad cetera spectat, inferior.» Serv. ad Aen. I, 410. Già molto prima, Cicerone (ad Att. VII, 3. 10) aveva detto: «secutusque sum, non dico Caecilium... malus enim auctor latinitatis est, sed Terentium cuius fabellae propter elegantiam sermonis putabantur a C. Laelio scribi.» Eppure Vulcazio Sedigito dava fra i comici il primo posto a Cecilio, il secondo a Plauto, ed a Terenzio il sesto. (Gell. XV, 24).
[52]. Donato (Vit. Vergil. p. 65) enumera qualche sciocca parodia anonima delle Bucoliche e delle Georgiche, l'Aeneomastix di Carvilio Pittore, un'opera di Erennio sui difetti, una di Perellio Fausto sui furti di Virgilio, ed otto libri Homoeon elenchon di Q. Ottavio Avito, nei quali si notava quos et unde versus transtulerit. Asconio Pediano, che visse sotto Claudio, scrisse un libro in difesa di Virgilio contro costoro ed altri simili.
[53]. «Utar enim verbis eisdem quae ex Afro Domitio iuvenis excepi, qui mihi interroganti quem Homero crederet maxime accedere: secundus, inquit, est Vergilius, propior tamen primo quam tertio.» Quintil. X, I, 86. Domizio Afro fu pretore sotto Tiberio nel 26 d. Cr.; morì nel 59. Veggasi questo giudizio messo in versi da Alcimo Avito (V-VI sec.), nell'Anthologia latina (Meyer) n.º 259.
[54]. «M. Vipsanius a Maecenate eum suppositum appellabat novae cacozeliae repertorem, non tumidae nec exilis sed ex communibus verbis, atque ideo latentis.» Donat. Vit. Vergil. p. 65.
[55]. Vero e giusto è anche quel d'Orazio (sat. I, 10, 45):
«molle atque facetum
Vergilio annuerunt gaudentes rure Camenae.»
È da notare però che queste parole, come già esse lo dicono chiaramente (rure), non si riferiscono che alle Bucoliche e alle Georgiche. Quando Orazio scrisse il primo libro delle satire in cui esse sono contenute (dal 41 al 35 av. Cr., secondo i più), l'Eneide non era neppure ancora in mente di Virgilio; il poeta in quel tempo occupavasi delle Georgiche. Se le opinioni sulle date non fossero tanto varie ed incerte, si potrebbe anche affermare che le parole di Orazio non si riferiscono che alle Bucoliche. Certo se Orazio avesse conosciuto il poema, non si sarebbe contentato di caratterizzare la poesia del suo amico con quelle parole. Virgilio era morto ed il poema era già pubblicato quando Orazio scrisse l'Arte poetica (9, o 10 av. Cr.); ma la sola menzione di Virgilio che ricorra in questa (v. 53) non riguarda che un confronto fra l'antica e la nuova scuola in generale quanto alla lingua.
[56]. Cfr. Walther, De scriptorum romanorum usque ad Vergilium studiis homericis. Vratisl. 1867.
[57]. «Hoc ipsum crimen sic defendere assuetum ait (Asconius Pedianus): cur non illi quoque eadem furta temptarent? verum intellecturos facilius esse Herculi clavam quam Homero versum subripere.» Donat. Vit. Vergil. p. 66.