[58]. Veggasi su di ciò la giusta e fina osservazione di Hertzberg nella introd. alla sua traduzione dell'Eneide p. VI. Il trovare in questi così detti furti di Virgilio, come fa Teuffel (Gesch. d. röm. Lit. p. 392), una prova della mancanza di originalità che vogliono attribuire al poeta, è un grave errore.
[59]. Una rivista critica degli appunti fatti dagli antichi a Virgilio trovasi nei Prolegg. di Ribbeck, c. VIII. Generalmente queste osservazioni si riferiscono all'Eneide, di rado se ne trova sulle Bucoliche e le Georgiche.
[60]. Questo grammatico, maestro di Lucano e di Persio, non esitava a servirsi di espressioni dure nella sua critica virgiliana (abiecte sordide, indecore etc.). Ma i principali suoi appunti, di cui oggi abbiamo ricordo, si riducono a futili cavilli o ad aperti errori. Pure egli era ammiratore del Mantovano, come si rileva dalle sue stesse parole: «iamque exemplo tuo etiam principes civitatum, o poeta, incipient similia fingere.» Charis. p. 100 (ed. Keil).
[61]. «Asconius Pedianus dicit se Vergilium dicentem audisse, in hoc loco se grammaticis crucem fixisse, volens experiri quis eorum studiosior inveniretur.» Servio, ad Ecl. III, 105. Cf. Philargyr., e Scholl. Bern. ibid. Ma probabilmente Asconio citava l'autorità di altri, poichè egli neppure era nato quando Virgilio morì. Cf. Ribbeck, Prolegg. p. 97 sg. Questa idea ritrovasi poi ripetuta nel medio evo e non soltanto a proposito di Virgilio, ma come un costume degli antichi scrittori; ved. p. es. il prologo di Marie de France, che dice ciò sulla testimonianza di Prisciano.
[62].
«Sic Maro nec calabri tentavit carmina Flacci,
Pindaricos nosset cum superare modos;
Et Vario cessit romani laude cothurni,
quum posset tragico fortius ore loqui.»
Martial., VIII, 18.