[153]. «egregius forma iuvenis, dignus cui pater haud Maxentius esset» (Aen. VI, 862; XII, 275); Capitolin. Opil. Macrin. 12.

[154]. «et tu legisti «incanaque menta regis romani» (Aen. VI, 809) dixerunt decies.» Vopisc. Tacit. 5.

[155]. La più antica raccolta di Centoni virgiliani trovasi nel famoso Codice Salmasiano che è il primo nucleo dell'Antologia latina e risale all'VIII secolo, almeno. Ne contiene dodici di vari autori e di varie età, fra i quali anche la Medea di Osidio Geta. Uno solo fra questi è di argomento cristiano; esso non fu pubblicato nè dal Burmanno nè dal Meyer nelle loro edizioni dell'Antologia latina; lo pose in luce il Suringar (De ecclesia, anonymi cento virgilianus ineditus. Traiect. ad Rh. 1867), ed ha trovato accoglienza nell'Anthologia latina del Riese (Leipz. 1869, I, p. 44).

Sui centoni in generale e sui virgiliani in particolare veggansi Haselberg, Commentat. de centonibus, Puttbus 1846; Borgen De centonibus homericis et virgilianis, Havniae 1826; Revue analytique des ouvrages écrits en centons depuis les temps anciens jusqu'au XIX siècle, par un bibliophile belge (Delepierre), Londres (Trübner) 1868. Tableau de la littérature du centon chez les anciens et les modernes (dello stesso). Lond. 1875. Müller, De re metr. p. 465 sg.; Milberg, Memorabilia virgiliana p. 5-12.

[156]. Notevole da questo aspetto è la Ciris attribuita a Virgilio stesso, la quale se non è del tutto un centone virgiliano, è pur quasi tale.

[157]. Cfr. Aschbach, Die Anicier und die römische Dichterin Proba (Wien 1870) p. 57 sgg.

[158]. Pubblicato da Bursian in Sitzungsber d. Münch. Ak. 1878, 2, 29.

[159]. Tanta era la voga di questi centoni cristiani, che papa Gelasio nella sua nota dei libri canonici credette necessario dichiarare che quelli erano apocrifi. «Centimetrum de Christo, Vergilianis compaginatum versibus, apocryphum.» Decret. Gelas. Pap. (ann. 494) ap. Larbé, IV, 1264.

[160]. Ausonio però se ne scusa nella lettera con cui manda il suo centone all'amico suo Paolo: «Piget vergiliani carminis dignitatem tam ioculari dehonestasse materia. Sed quid facerem? iussum erat; quodque est potentissimum imperandi genus, rogabat qui iubere poterat, S. imperator Valentinianus, vir meo iudicio eruditus.»

[161]. Un'antica iscrizione romana dice: Silvano coelesti |Q. Glitius Felix| Vergilianus poeta d. d.; Orelli-Henzen n.º 1179. In una iscrizione greca di Egitto leggesi un centone omerico, di cui l'autore chiamasi «poeta omerico.» Ved. Letronne, Inscript. de l'Egypt. II, p. 397.