[413]. Hagen, (Jahrbb. für Philol. 1869, p. 734) crede che la narrazione con cui quei versi trovansi introdotti nella biografia interpolata non possa essere anteriore al XII secolo. Ma è evidente che i versi son tali da supporre già quella narrazione, la quale è senza dubbio tanto antica quanto essi. Quanto alla forma di questa narrazione, determinarne l'epoca è arduo, ma sicuramente essa non contiene nulla che possa distogliere dal riferirla ad un'epoca del medio evo anteriore al XII secolo. Comunque sia, che i due distici fossero già introdotti in quella biografia virgiliana nell'epoca in cui fu compilato il contenuto del cod. Salmasiano, è cosa di cui non dubito. Questi due epigrammi, e gli altri due 261, 264 (R.) che trovansi così prossimi fra loro in quel codice, e ritrovansi tutti nella biografia, evidentemente sono desunti da questa. Notevole è sotto questo aspetto il n.º 264, che non è altro se non il distico di Properzio «Cedite romani» etc. citato nella biografia. Certamente prima del XII secolo (verso la metà dell'XI) fu scritto il libro Cnutonis regis gesta in cui è citato il «Nocte pluit» etc. come virgiliano.

[414]. Hagen (Jahrbb. f. Philol. 1869, p. 734) ha pensato anch'egli ad una simile spiegazione, salvo che del tutto gratuitamente ha creduto dover richiamare a tal proposito la leggenda popolare del Virgilio mago, che non c'entra per nulla. Quand'egli dice che da questa maniera di versi all'idea del mago non c'era che un passo, ci mostra di non aver studiato questo soggetto colla consueta sua diligenza.

[415]. «Si quotiens peccant homines» etc. Ovid. Trist. II, 33.

[416]. Cicerone morì nel 711 di Roma; le ecloghe non sono certamente anteriori al 713. Cf. Ribbeck, Prolegomm. p. 8 sg. Anacronismi simili non sono rari, ed un altro ne offre qualche MS. che attribuisce a Virgilio le due note elegie, certamente antiche, relative a Mecenate già morto. (Cf. Ribbeck, Appendix Vergil. p. 61, 192 sgg.). Quando Mecenate morì, Virgilio era morto già da undici anni. Però in simili errori già si cadeva facilmente assai prima del medio evo. Marziale, di meno che un secolo discosto dal poeta, dice lestamente: (IV, 14): «Sic forsan tener ausus est Catullus, Magno mittere passerem Maroni,» dimenticando che Catullo morì quando Virgilio non avea più di 16 anni.

[417]. «Dicitur autem (ecloga VI) ingenti favore a Vergilio esse recitata, adeo ut, cum eam postea Cytheris meretrix cantasset in theatro, quam in fine Lycoridem vocat, stupefactus Cicero cuius esset requireret, et cum eum tandem aliquando agnovisset, dixisse dicatur et ad suam et illius laudem: Magnae spes altera Romae; quod iste postea ad Ascanium transtulit, sicut commentatores loquuntur.» Servius ad Ecl. VI, 11.

[418]. Lodare il poeta colle stesse parole sue non era cosa punto insolita; Rustico nella sua lettera a papa Eucherio (sec. V) riferisce il seguente epigramma, da lui letto sotto una imagine di Virgilio nel quale al poeta vengono applicati tre versi dell'Eneide (I, 607 sgg.):

«Vergilium vatem melius sua carmina laudant;

In freta dum fluvii current, dum montibus umbrae

Lustrabunt convexa, polus dum sidera pascet,

Semper honos nomenque tuum laudesque manebunt.»