Due miniature che rappresentano Virgilio, una delle quali di Simon Memmi, ha pubblicato Mai in Virgilii Maronis interpret. vet. Mediol. 1818. Quella del cod. rom. fu più volte riprodotta. Su queste miniature e sul busto che conservasi in Mantova ved. Visconti, Icon. rom. p. 385 sgg.; Lasus, Museo di Mantova I, p. 5 sgg.; Carli, Dissert. sopra un antico ritratto di Virgilio, Mantova 1797; Mainardi, Dissert. sopra il busto di Virgilio della R. Accad. di Mantova, Mantova 1833; Raoul Rochette in Journal des Savants, 1834, p. 68 sgg.; Beschreibung von Rom, II, 2, p. 345 sg.; Müller, Handb. d. Archäol. d. Kunst p. 734; de Nolhac, Les peintures des manuscripts de Virgile in Mél. d'arch. et d'hist. de l'École fr. de Rome V (1884) p. 327 tav. XI.
[405]. Intorno a questa breve biografia ristampata anche dal Reifferscheid (Svet. reliq. p. 52 sg.) veggasi quanto nota Steup (De Probis grammaticis, Ien. 1871, p. 120 sgg.), il quale sostiene ch'essa faceva parte del commento di un Valerio Probio iuniore.
[406]. Reifferscheid ha creduto (Svet. reliq. p. 398 sg.) che la biografia che porta il nome di Servio non sia realmente di questo grammatico, e che quella che costui scrisse e trovasi citata da lui stesso nella introduzione alle Bucoliche, sia perduta. Contro questa idea, accettata da Bähr (R. L. p. 366) e da Teuffel (R. L. p. 389) veggansi i buoni argomenti di Hagen (Schol. Bern. p. 682), il quale ci fa sapere che quella biografia Serviana leggesi anche in un MS. bernense del secolo VIII-IX.
[407]. La biografia che porta il nome di Donato trovasi accresciuta di un numero di notizie assurde o prive di ogni carattere d'autenticità in taluni MSS., dei quali i più antichi fino ad ora noti non vanno al di là del sec. XIV (cf. Hagen, Scholl. Bern. p. 680, Roth in Germania IV, p. 285). Scevra affatto da queste interpolazioni trovasi essa in altri manoscritti che risalgono fino al X e al IX secolo. Anche indipendentemente dalla natura delle notizie che riferiscono, queste interpolazioni, per la lingua e per lo stile, sono tali da non lasciar credere ch'esse siano aggiunte fatte da Donato al testo di Svetonio. Nondimeno l'idea di Roth (Germania IV, p. 286 sg.) che esse debbano attribuirsi a qualche dotto napoletano della prima metà del sec. XII, è senza dubbio erronea. Quantunque i MSS. interpolati non differiscano fra loro pel numero e la qualità delle interpolazioni, è chiaro che queste non sono il prodotto di un solo uomo nè di un sol tempo; il contenuto di alcuna di esse trovasi già in Servio, in Cassiodoro, in Aldelmo. Il dotto napoletano avrebbe quindi dovuto fare un'opera di erudito che sorprenderebbe in un uomo del suo tempo. Inoltre il Roth non ha pensato che, per quanto povera cosa siano queste interpolazioni, pure nel loro assieme esse sono assai meno rozze di quello si potrebbe aspettare dalle idee e dalla cultura di uno scrittore della Italia meridionale del sec. XII.
Racconti falsi di varia natura intorno a Virgilio incominciarono ad aver corso assai di buon'ora, ed in parecchie di queste stesse interpolazioni è impossibile non riconoscere aneddoti che andavano attorno per le scuole dei grammatici ai tempi della decadenza; sarebbe del tutto irragionevole credere che tutte le biografie del poeta messe assieme in varie guise, copiando, compendiando, compilando, da tanti grammatici di quell'epoca, rimanessero affatto scevre da aneddoti di questa natura. Io non esito menomamente a credere che Aldelmo e Cassiodoro leggessero già in qualche biografia del poeta quei tali aneddoti ai quali alludono come a cosa ben nota, e che poi ritroviamo fra le interpolazioni della biografia Donatiana, o Svetoniana. Può essere che alla stessa biografia di Svetonio lasciata tal quale da Donato, un qualche altro grammatico, copiandola o abbreviandola, aggiungesse i racconti della scuola. Comunque sia, tutto mi conduce a dover riconoscere nelle interpolazioni che oggi ci rimangono in MSS. poco antichi, un nucleo assai antico, il quale già trovavasi in qualche biografia anteriore al VI secolo, e che poi si è venuto accrescendo nelle varie epoche del medio evo, fino forse al XII secolo, al quale può credersi appartenga uno degli aneddoti aggiunti, diverso per natura dagli altri, del quale parleremo a suo luogo.
[408]. Scholia Bern. p. 996 sgg.
[409]. Evidentemente a questo fatto si riferisce, come una variante, l'esametro «Iuppiter in coelis, Caesar regit omnia terris», a cui trovasi premesso il titolo «Vergilius de Caesare»; Anth. lat. n. 782 (R.). Quantunque questo esametro non trovisi che in codici dei secoli XIV e XV, pure lo credo assai antico. Riese, (Jahrbb. f. Philol. 1869, p. 282) crede (con poco fondamento) di riconoscere una reminiscenza di questo verso nell'Elegia de Nuce, v. 143: «sed neque tolluntur, nec dum regit omnia Caesar, Incolumis» etc.
[410]. Anth. lat. n. 256, 267 (R.).
[411]. «ut est illud: Divisum imperium cum Iove Caesar habet.» Cassiod. De Orthogr. c. 3 (quel capitolo di Cassiodoro è desunto dall'opera di un ignoto grammatico, Curzio Valeriano).
[412]. Aldelmo cita come di Virgilio, «in tetrastichis theatralibus» il verso «Sic vos non vobis mellificatis apes» Aldh. opp. ed. Giles p. 309. Ved. Manitius Aldhelm u. Beda, Wien 1886, p. 27. Quella espressione «in tetrastichis theatralibus» prova che questi versi erano allora soltanto due distici, quali appunto leggonsi nel cod. Salmasiano, nel quale il verso citato è il pentametro del secondo distico. È chiaro del resto, anche per altre ragioni, che gli altri tre pentametri nei quali vien ripetuto in tre variazioni ed anche con rima intrecciata il «sic vos non vobis» sono un'aggiunta posteriore. Essi trovansi però già in codd. del X secolo. I due ultimi mancano in qualche manoscritto di Donizone (XI sec.), che riferisce anch'egli l'aneddoto; Vit. Math. ap. Murator. Scriptor. rer. it. V, p. 360.