Nella stessa maniera, come si disse che Gerberto fece una testa che parlava[155] e prediceva l'avvenire, e che la sua morte accadde appunto per non aver egli bene inteso una predizione di essa[156]; un fatto simile raccontano intorno a Virgilio l'Image du monde e il Renart contrefait[157]. Un giorno che egli consultava quella testa per un viaggio che avea da fare, essa gli rispose che se ben custodisse la sua testa non gliene verrebbe che bene. Egli credette si trattasse della testa profetica, ma postosi in viaggio, senza troppo guardarsi dal sole, una infiammazione di cervello il tolse di vita. E qui abbiamo un fatto da unirsi ai molti altri che provano come l'applicazione di queste leggende a Virgilio avesse luogo, piuttostochè fra le plebi illetterate, fra la gente più o meno colta. E veramente che Virgilio morisse di malattia prodotta in viaggio dal calor del sole[158] è fatto storico narrato nella principale biografia del poeta. Di esso non sa nulla la leggenda napoletana, che è tutta d'origine sicuramente popolare nel senso odierno della parola.
Molti racconti puerili ho dovuto narrare fin qui, tediosi certamente pel lettore, al quale debbo chiedere scusa se non ho saputo presentarglieli in modo da diminuirgli la noia. Tanto più poi ho bisogno della sua indulgenza che, quantunque arrivato assai innanzi, non posso annunziargli di aver finito. Per quanto possa riuscir gravoso a lui ed a me l'andare anatomizzando queste fantasticherie, oso sperare che il frutto che se ne trae per la spiegazione di un fenomeno pur singolarissimo, conforterà lui, come me, a proseguire.
CAPITOLO VII.
All'epoca a cui appartengono tutte queste leggende della magia virgiliana erasi resa popolare l'idea che la Sibilla avesse profetato la venuta di Cristo. Questa idea nata dapprima fra gli apologeti, divulgatasi fra i padri e gli scrittori ecclesiastici, erasi fissata in un modo stabile nel medio evo: uscita dalla letteratura teologica era giunta a far parte delle nozioni volgari e comuni che accompagnavano l'idea religiosa, e dal XII secolo in poi la troviamo molto familiare così ai laici come ai chierici. Frequente è quindi la menzione della Sibilla anche nelle lettere volgari e romantiche come frequente è quel personaggio nelle rappresentanze artistiche fino al XVI secolo[159]. Era una di quelle idee più accessibili a tutti, desunte dalla parte più trita della dottrina cristiana elaborata dai teologi medievali, con cui la fede affermava sè stessa e su di cui intendeva essere saldamente appoggiata; ognuno intendeva bene che cosa volesse dire nel notissimo canto sacro del poeta francescano «teste David cum Sibylla»[160]. Questa grande notorietà data alla Sibilla o alle Sibille che si voglia dire, era opera della chiesa e risultava dai suoi modi di comunicare coi fedeli e di porgere ad essi la dottrina religiosa. Singolarmente l'ammaestramento religioso, la predicazione ed anche quel prodotto posto di mezzo fra le cerimonie liturgiche e la poesia popolare che sono le rappresentazioni sacre o Misteri, erano potenti mezzi per la diffusione di conoscenze e vedute siffatte. Quel drammatizzare credenze religiose fatto in modo ingenuo, intieramente popolare e scevro da ogni pretensione letteraria, era istrumento di popolarità che per la natura sua speciale, e i rapporti che ha colle origini e la storia del teatro moderno, contribuiva notevolmente ad introdurre quelle idee nelle nuove letterature che andavansi svolgendo.
Noi vedemmo già come e quanto il nome di Virgilio andasse unito, in quest'ordine d'idee, a quello della Sibilla, e quanto familiare fosse ai chierici del medio evo la quarta ecloga pel vaticinio sibillino che riferivano a Cristo. Virgilio seguì le sorti di questo personaggio nel suo farsi popolare, tanto più facilmente che anche, per altra via, era divenuto popolare egli stesso[161]. Nelle prediche, singolarmente in quelle del Natale, v'era occasione di rammentarne il nome con quello della Sibilla; nell'arte cristiana di soggetto sacro spesso dov'era rappresentata la Sibilla lo era anche Virgilio, o almeno venivano segnate le note parole della quarta ecloga[162]; ed in più di un Mistero fra gli altri personaggi aveano luogo anche Virgilio e la Sibilla[163]. Già nell'XI secolo nel noto Mistero latino della Natività che rappresentavasi nell'abbazia di S. Marziale a Limoges avea parte Virgilio fra gli altri profeti di Cristo[164]; e similmente in quello che recitavasi a Reims[165]. Dopo Mosè, Isaia, Geremia, Daniele, Habacuc, David, Simeone, Elisabetta, Giovanni Battista, il Procentor chiamava Virgilio dicendogli:
«Vates Maro gentilium
Da Christo testimonium»
e Virgilio facevasi innanzi in aspetto e in abito di giovane uomo, e diceva:
«Ecce polo, demissa solo, nova progenies est.»
Poi a render ciascuno la sua testimonianza venivan chiamati Nabuchodonosor e la Sibilla; dopo di che il Procentor rivolgevasi ai Giudei dicendo: