c'à terre esgarde par usage.»

Anche nel Dolopathos:

«Virgile de poure estature

et petite personne estoit;

com philosophe se vestoit.»

V'ha poi nelle leggende virgiliane una parte che può dirsi sporadica, come quella che è costituita da racconti ai quali il nome di Virgilio non trovasi applicato che di rado, nè entrano mai a far parte di alcuna raccolta di fatti relativi alla magia di Virgilio. Questo nome viene arbitrariamente introdotto in essi, per associazione d'idee, da qualche rifacitore o compilatore, senza che la cosa abbia seguito o si ripeta con qualche stabilità. Questo si ravvisa singolarmente nel Gesta Romanorum, repertorio che ha subìto le più varie vicissitudini. Certamente ebbe in mente la Salvatio Romae e lo specchio maraviglioso colui che sostituì il nome di Virgilio a quello di un magister qualunque in un racconto del Gesta relativo ad una statua maravigliosa che denunziava tutti i trasgressori della legge[197]. Così pure allo specchio magico di Virgilio pensò colui che diede questo nome nel racconto 102 al clericus, il quale mostra ad un marito la moglie e l'adultero che fanno un incantesimo per ucciderlo, e fa in modo che l'incantesimo uccide invece l'adultero. In simil guisa trovasi il nome di Virgilio introdotto in altri racconti del Gesta, singolarmente nei testi tedeschi ed inglesi, là dove nelle redazioni più antiche non c'è[198]; fra gli altri anche in quello del mercante di Venezia. Questa libertà di fantasia non sorprende, e solo prova quanto familiare fosse il nome di Virgilio mago ad ogni sorta di narratori. Così gli autori di narrazioni fantastiche, conoscendo dalla leggenda Virgilio come fondatore di Napoli facilmente attribuivano a lui edifici e città[199], singolarmente d'Italia. Nell'Italia meridionale, anche all'infuori di Napoli, venivano attribuiti a Virgilio taluni edifici, quali, ad esempio, quelli[200] dell'isola di Ponza non lontana da Gaeta. L'autore di un poema franco-italiano, tuttora inedito, attribuisce a Virgilio la fondazione di Brescia[201].

Chiudiamo queste notizie sulla parte sporadica della leggenda Virgiliana con un racconto poco diffuso, ma pur notevole, che combina la leggenda di Virgilio con quella di Giulio Cesare.

Il popolo romano credeva nel medio evo che la palla dorata posta in cima all'obelisco vaticano, racchiudesse le ceneri di Giulio Cesare[202]. Quindi l'iscrizione medievale che, insieme alla relativa leggenda, figura nel Mirabilia e che si attribuisce a Marbodo, vescovo di Rennes:

«Caesar, tantus eras quantus et orbis,

Et nunc in modico clauderis antro»[203].