Como Virgilio fece intagliare doe imagine, l'una de omo allegro, e l'altra de donna che piangea, le quale stavano a la porta Nolana.

In ne la intrata de la ditta cità, sopra la porta Nolana, incorrendo ad essereli mirabile influencia delle pianete, fece mirabilmente edificare e inscolpire doe teste umane, per fine a lo petto, de marmore; l'una de omo allegro che redea, e l'autra de donna trista che piangea, avendo diversi augurii et effetti. Si alcuno omo trasea a la ditta cità, per ottenere alcuna gracia, o per espedire alcuna soa facenda, e casualmente declinava a la soa intrata, da lo lato de la porta, dove stava lo omo o imagine che redea, conseguitava bono augurio, e tutto suo desiderio avea bono effetto, in tutta sua facenda; ma si inclinava a la intrata, de lo lato de la porta, dove era la testa che piangeva, onne male augurio era, et niuno spazamento li avenea nelle soi facende. Le quale imagine fini al dì de oge, sì appareno sopra a la ditta porta, la quale al presente ei chiamata porta de Forcella.

Como Virgilio ordinò lo ioco de Carbonara, per esercitare li Napolitani che fossero valenti.

Et in quillo tempo anche ordenò, che onne anno si facesse lo ioco de Carbonara, non con morte de omini, come fo fatto de poi; ma ciò fece per esercitare li omini in li fatti delle arme, e in quilli tempi se donavano certi doni a quilli ch'erano vincitori. E lo dito ioco abe principio de menare melerange, a le quale poi succese lo menare delle prete, dapoi co li bastuni; vero è che gi andavano co lo capo coperto de ferro o vero de coiro; de poi più innanti, poi la morte de lo nostro Singnore Iesù Cristo MCCC LXXX, de quilli che gi iocavano, non ostante che si armavano de infinite arme, molti giende moreano, e quillo loco ei chiamato [Caronara o] Carbonara; imperciò che là si soleno gettare le bestie morte e la mondatura de li carbuni. Anche ordenò lo preditto Virgilio, in de la ditta cità, per la sua arte magica, quattro capi umani, che longo tempo innanti morti erano stati, li quale capi davano vere resposte de tutti li fatti, che si faceano in tutti le quattro parti de lo mundo, azò che tutti li fatti de lo mundo fossero manifesti a lo duca de Napoli.

Como Virgilio ordinò che dentro la cità de Napoli non senze trovasse niuno verme nocivo, che fosse venenuso.

Anche ne la dicta cità de Napoli, a la preditta porta Nolana, la quale al presente è chiamata la porta de Forcella, como è ditto de sopra, et è una via de prete, artificiosamente construtta et ordinata; et a la ditta via pose uno sigillo lo ditto Virgilio, non senza gran ministerio, lo quale concluse e anullao onne generacione de serpenti e altri vermi nocivi; la quale cosa, per la divina misericordia, per fine a mo' ne ei osservata, intanto che, per niuna cava de fondamenta de edificio, sotta terra o vero per puzo, o vero per chiaveca, mai non fo trovato serpe ni altro verme nocivo, nè vivo nè morto, eccetto si con feno o strama fosse portato alcuno casualemente. Et a magisterio de dottrina de' Napolitani, nati in fertile patria et abindevele, stando isso Virgilio a Napoli, compose lo libro de la Georgica, nelli anni de la soa etate XXIIII. In ne lo quale libro se insengniano li modi como et in quali tempi, se debiano arare e cultivare li campi, e semenarelle, et in quali tempi se deveno li arbori piantare e tagliare et incertare, secondo che isso attesta a la fine de la ditta opera, dove dice: in quello tempo sì me notricava de la dolce Partenope, molto nobile in ocio, e florido in de lo studio. Lo quale Virgilio, per nacione lombardo, abbe principio de una villa mantoana, chiamata [Andes o] Pictacolo; el quale Virgilio fiorì in fama, nel tempo de Iulio Cesare sotto Ottaviano, ne li anni XXV de lo suo imperio. La soa vita finìo ne la città de Brindisi; unde de poi, in poco tempo fo ratto suo corpo per li Calabrisi, e fo portato in Napoli, e fo seppellito a lo capo de la grotta Napolìtana, perforata per isso Virgilio, in quillo loco, dove è oge una piccola ecclesiola chiamata santa Maria dell'Itria, in una sepoltura a piccolo tempio quatrata, fabricata de tegole a la antiqua manera, sotto de uno marmoro scritto e ornato de lo suo epitaffio de antiche littere, lo quale marmoro fo integro e sano ne li anni de lo nostro Signore MCCCXXVI; ne lo quale epitaffio erano scritti dui versi, li quali in sentencia diceano: Mantua me generò, li Calabresi me rapero, mò me tiene Napoli, lo quale scripsi in versi la Buccolica, la Georgica et la Eneida[341].

Como Virgilio ordinò li bagni, per utilità de' Napolitani, e como li medici de Salerno ne guastaro le imagine, che insingniavano per scrittura li remedii, secundo la infirmitate.

Considerò anche el ditto poeta, che in de la parte de Baia, de presso de Cume, erano le acque calide, avendo certi cursi de sotto terra, per le vene e materie de diverse operaciuni de sulfure e de lume e de argento vivo, secundo la opinione de molti, le quale acque abundano de certi virtuti. Considerato adunque, de là edificare, per la comune salute de li citatini de Napoli, e per utilità de tutta la republica, edificò molti e diversi bagni, e massimamente quillo bagnio, lo quale ei chiamato Tritola. In de lo quale bagno erano intagliate e scolpite cotali imagine, le quali, colle loro mano, insingniavano le infirmità; imperciò che a lo membro zascuno le mano tenea, chi a lo capo, chi a lo petto, chi a lo stomaco, chi a lo ventre, chi a la cossa e chi a li pedi, e sopra de loro teste, de littere scolpite e intagliate gi erano, incegnando li bangni chi utili erano alle preditti infirmitati, fatti con suttile artificio e magisterio; azochè li poveri malati, senza aiuto e consiglio de' medici, li quali senza alcuna caritati domandavano essere pagati, potessero de la desiderata sanità remedio trovare delle loro infirmitati. E lo quale bagnio, remedio de li poveri infirmi, li [cattivi medici] de Salerno demostraro le loro poche caritati e grande loro iniquitati; imperciò che una notte navigaro da Salerno perfini a lo ditto bagnio, e deguastaro tutte le scritture e parte delle sopraditte imagine, con feri et altri istromenti, e opere da dirompere li ditti edificii. Per la quale cosa, la iusta e condegna virtù de Dio le ponìo; imperciò che come li ditti medici si retornavano a Salerno per mari, forono assaltati da una grandissima tempestate e fortuna de mare, unde tutti si annegaro, eccetto uno che decampò, lo quale manifestò questa cosa; e dice che anegaro intra Crapi e la Minerva [promontorio de Salerno].

Como Virgilio fece fare e perforare quillo monte, che se va da Napoli a Pizuolo.

Avendo quisto poeta anche avertencia alle fatiche e tedii de li citatini de Napoli, che voleano gire spesso a Pizuolo et a li bagni soprascritti de Vaia, si andavano per gli arbusti de uno durissimo monte, lo quale è principio de affanno de quilli che passare voleano lo ditto monte, tanto allo gire, quanto allo venire indereto. E considerando per suttile geom[etr]ia, con una retta mesura ordinò che lo preditto monte, con molta operacione umana sotto terra cavato e perforato [fusse]; e fece fare una cava o vero grotta de longheze de passi milli, la quale grotta fo con tanta sottilità ordenata, co' uno spiracelo in mezo a la ditta grotta, che per lo nascimento de lo sole [la metate luce da parte de levante, da la matina per fi a mezo dì, et da mezo dì per fi a posta del sole luce l'altra metate da pate de ponente][342]. E però che quilli che passavano per la ditta grotta, la quale ei oscura e tenebrosa, e per questo parea male secura, in tali disposicione de pianete e cusì de stelle fo la ditta grotta cavata, e de tale gracia dottata, che per nissun tempo nè de guerra nè de pace, no' gi fo fatto atto disonesto, per omicidio, ni de robbaria, nè sforzamento de femmene, per fini a' nostri tempi. Per la grotta parla Seneca a Lucilio, ne la terza epistola dove dice: quando io dovessi petere Napoli, mi pigliaria una grotta de Napoli chiamata Alphe: niuna cosa è più longe de quillo carcere, ni una cosa de quelle bocche ei più oscura. E la preditta grotta, lo grosso popolo tene che Virgilio fatta la avesse in uno dì; e questo non ei possibile, si no a la Divina potencia quae de nihilo cuncta creavit[343].