«Nun gingen umb die zeit die mer

wie das zu Rom ein meyster wer

in der nigromancey erkant

der was Virgilius genant,

eim yden er beschidung melt

wes man in vraget in der welt.»

ved. Zarncke Vier Sprüche von Hans Folz in Zeitschr. f. deutsch. Alterth. VIII, 1851, p. 517 sgg.

[277]. Acta Sanctor. febr., III, p. 255. Secondo un testo latino del sec. XIII, pubblicato da Du Méril (Mélanges ecc., p. 430), Virgilio si libera di prigione facendosi portare dell'acqua in una conca nella quale egli s'immerge e tosto sparisce. Forse a ciò si riferisce il «com de la conca s saup cobrir» di Giraud de Calançon. Anche questo fatto figura (due volte) nella leggenda del mago Eliodoro: «ut autem allata est (pelvis cum aqua) continuo in eam se coniicit et ex oculis abit cum hoc dicto: salvus sis, imperator, quaere me Catanae.» Anche nella leggenda di Pietro Barliario lo ritroviamo, p. 13:

«Venne l'ora fatal che dee morire,

E al patibolo giunto immantinente