Di preziose vivande era adornata.
Cena Pietro con gli altri carcerati,
Ed era ognun di maraviglia pieno,
E sazi delli cibi che portati
Pur dagli spiriti in quell'oscuro seno, ecc.» (p. 17).
[285]. Secondo la leggenda, la statua ch'era in Sicilia, menzionata da Olimpiodoro, della quale abbiamo già parlato (p. 39), da una gamba profondeva acqua perenne, dall'altra fuoco sempre ardente. Dalle tre teste di serpenti del famoso tripode di Costantinopoli, il popolo credeva scaturisse un tempo nei giorni di festa acqua, vino e latte. Vedi Bondelmonti, Liber insularum (ediz. De Sinner), p. 123.
[286]. È uno dei cambiamenti che ha subito il nome di Merlino; altri sono Mellino, Merilino, Meriliano, Merleg ecc. Vedi per alcuni esempi Keller, Romans des sept Sages, CXCVII sgg. Anche il nome del Virgilio leggendario andò soggetto, particolarmente in Germania, a simili storpiature, divenendo Filius, Filias, Filigus. Iacopo da Königshofen (XIV sec), parla «del gran maestro Virgilio che i laici (gl'indotti) chiamano Filius,» Cf. v. d. Hagen, Gesammtabenteuer, III, p. CXLIII.
[287]. De nobilitate, cap. 2.º Cf. Roth, op. cit., p. 262.
[288]. Germania, V, p. 371. Virgilio appena aperto il libro vedesi attorniato da ottantamila diavoli che gli chiedono i suoi comandi. Ei dice loro: — andate nella verde selva e tosto mi fate una buona strada da potervi andare in cocchio e a cavallo. —
«Er sprach: vart in den grünen walt,