Und macht mir palt

Eine gute sträz, das man dar näch muge varen und ouch riten.»

[289]. Lib. III, cap. I, v. 5.

[290]. Vol. I, p. 187 sgg.

[291]. Cfr. anche la novella pubblicata dal Papanti, Catalogo dei novellieri in prosa, I, p. XV sgg.

[292]. Notte 459, dell'ediz. (trad.) di Habicht e v. d. Hagen.

[293]. Ampère (L'empire romain à Rome, I, p. 351 sg.) crede che quest'aneddoto sia stato attribuito a Virgilio a causa del sepolcro del fornaio M. Virgilio Eurisace che vedesi tuttora in Roma presso Porta Maggiore, ornato di bassorilievi relativi all'arte del panattiere, e che fu scoperto nel 1838 dopo essere per molti secoli rimasto nascosto sotto costruzioni che risalgono ai tempi d'Onorio. Il nome di Virgilio e le rappresentanze dei bassorilievi avrebbero, secondo Ampère, fatto attribuire al poeta il sepolcro stesso e l'aneddoto dei pani. Oltre alle altre obbiezioni che possono farsi, Ampère non ha veduto quanto sia assurdo far risalire questa tarda interpolazione della biografia virgiliana ai tempi stessi di Donato, di poco anteriore ad Onorio.

[294]. Cfr. Vol. I, p. 196. Le leggende della magia virgiliana ben note all'autore di questa biografia, che vi credeva, hanno, secondo lui, una conferma nelle opere stesse di Virgilio, poichè la VIII ecloga mostra quanto ei fosse perito d'incantesimi. Ciò non vuol dire, come pretende Vietor (op. cit. p. 169) e concede Graf (Roma ecc. II, p. 238) che, secondo questo scrittore, la scena magica della VIII ecloga abbia dato origine a quelle leggende, nè prova che queste abbiano un'origine letteraria. Ognuno sa che nella VIII ecloga Virgilio non fa che imitare Teocrito, il quale non passò mai per mago. — In un MS. oggi Laurenziano di Virgilio, del sec. XIV (Santa Maria Novella n.º 180) trovasi una biografia del poeta in cui si parla pur delle opere necromantiche di lui; è però tutta desunta dalle Vite dei filosofi di Walter Burley.

[295]. Ly myreur des histors, chronique de Jean des Preis dit d'Outremeuse publiée par Ad. Borgnet, Bruxelles, 1864. Cf. Liebrecht nella Germania di Pfeiffer, X, p. 408 sgg., Stecher, La légende de Virgile en Belgique, p. 621 sgg.

[296]. Cito un esempio. Nel Cléomadés è detto che Virgilio pose in Roma quattro statue che rappresentavano le quattro stagioni e si passavano dall'una all'altra un pomo a misura che le stagioni andavano cambiando. Il Roman des sept Sages parla invece di due sole statue che così indicavano il passaggio da una settimana all'altra. Jean d'Outremeuse attribuisce a Virgilio le 4 statue per le stagioni, le 2 per le settimane, e ne aggiunge altre 12 pei mesi dell'anno. Di queste parla anche La Fleur des histoires di Jean Mansel; cfr. Du Méril, Mélanges, p. 440.