[307]. In una Storia dei Pisani scritta in francese nel XV secolo e conservata MS. a Berna è menzione di due colonne fatte da Virgilio, e che allora trovavansi alla cattedrale di Pisa, in cima alle quali vedeasi comparire l'effigie di chiunque avesse rubato o fornicato. Vedi de Sinner, Catal. codicum mss. bibl. Bernensis, II, p. 129; Du Méril, Mélanges, p. 472.

In contradizione con questo racconto in cui Virgilio apparisce come protettore del buon costume, trovasi un altro racconto, secondo il quale, per comodo dei Romani men pudichi, egli avrebbe fatto una donna pubblica artificiale. Così Enenkel nel suo Weltbuch; ved. v. d. Hagen, Gesammtabenteuer, II, p. 515; Massmann, Kaiserchronik, III, p. 451. Una leggenda rabbinica parla anch'essa di una statua destinata a quell'uso ed esistente in Roma; Ved. Praetorius, Anthropodemus pluton., I, p. 150, e Liebrecht nella Germania di Pfeiffer, X, p. 414. Notiamo un fatto curioso che forse può servir di spiegazione a questa strana leggenda. Leggevasi nel Mirabilia, a proposito di una fonte ornata da una Medusa: «femina circumdata serpentibus sedens et habens concham ante se, significat Ecclesiam multis scripturarum voluminibus circumdatam, quam quicumque adire voluerit non poterit nisi prius lavetur in concha illa.» Ora, in più MSS. questo passo leggesi corrotto nella maniera seguente: «femina circumdata serpentibus sedens habens concham ante se (signat) pudicatores qui pudicabant eam, ut quicumque ad eam ire voluerit non poterit nisi prius lavetur in concha illa.» Graesse, Beiträge, p. 8 e p. VIII; Cf. anche la Graphia aureae urbis Romae, presso Ozanam, Documents inédits, p. 170.

[308]. Nel romanzo francese del S. Graal, ad Ippocrate tocca una moglie che lo affligge moltissimo, e per opera di lei egli muore. Fra questo romanzo d'Ippocrate e quel di Virgilio ci sarebbe da fare un notevole parallelo. Ved. Paulin Paris, Les romans de la table ronde, I, 267 sgg.

[309]. Roth crede ciò alluda alla dominazione spagnola nel Napoletano, e quindi deduce che il libretto popolare non possa essere anteriore al 1435. Op. cit., p. 283.

[310]. Cf. Graesse, Die Sage d. ewig. Iude, p. 44; Simrock, Handb. der deutschen Mythologie, (2.ª ediz.), p. 260.

[311]. Qualche elemento se ne trova nella novella 5.ª del I lib. del Panciatantra e nelle varie sue versioni, delle quali veggasi la storia presso Benfey, Pantschatantra, I, p. 159 sgg.

[312]. Romancero castellano publ. por G. B. Depping, tom. II, n.º 82, p. 202 sg. Cf. Ticknor, History of spanisch literature, I, p. 114 sg.

[313]. Il sig. Braga (Historia da poesia popular portugueza, Porto, 1867, p. 176 sgg.) trova rapporti fra questa romanza spagnola di Virgilio, e la romanza portoghese di Reginaldo (Almeida Garret, Romanceiro, II, p. 163 sgg.) secondo la quale questo paggio avendo sedotto la figlia del re, viene condannato a morte; il re però lo ode mentre canta nella torre, gli fa grazia, e lo marita colla propria figlia.

[314]. Hinard (Romancero espagnol, II, p. 242) traduce «à la messe» e infatti Duran, Ochoa ed altri hanno «en misa»; ma la lezione di Depping «en mesa» è certamente la buona.

[315]. Bl. de Vigenère nel suo Traité des chiffres et secrètes manières d'écrire parla d'un alfabeto virgiliano: Tritemio (Antipal. I, c. 3) delle tavole e calcoli fatti da Virgilio per definire l'indole delle persone: Paracelso a lui attribuisce immagini e figure magiche (De imaginibus, cap. XI); Le Loyer, (Des spectres etc. cap. VI) un'eco.