[316]. Cfr. Roskoff, Geschichte des Teufels (Leipz. 1869), II, p. 359 sgg.

[317]. «Gervasium quod attinet.... haud quidem eum fabulosum et vanum auctorem existimaverim; fuit enim Cancellarius Aulae Othonis imperialis, cui etiam aliud opus (!) Ocia imperialia inscriptum dedicavit.... Fatendum quidem est fabulosa nonnumquam a principibus legi, sed a Cancellariis non proficiscuntur.» Iac. Gaffarelli, Curiositates inauditae, p. 160. Anche L'Ancre nel suo libro L'incrédulité et mescréance du sortilège plainement convaincue, cita (p. 280 sg.) l'esempio di Virgilio; ved. anche Bodin, Daemonom. lib. II, c. 2.

[318]. Apologie pour tous les grands personnages qui ont esté faussement soupçonnés de magie. Tutto il cap. XXI è consecrato a Virgilio. Di Gervasio e del suo libro dice: «.... qui est à la verité si rempli de choses absurdes fabuleuses et du tout impossibles, que difficilement me pourrois je persuader qu'il fust en son bon sens quand il le composoit» p. 611.

[319]. Uno se ne trovava a Firenze nel secolo XVII; ved. Naudé, op. cit. p. 627. Un altro trovavasi ancora nel secolo passato nel tesoro di Saint-Denis a Parigi indicato nell'antico inventario come: «Le miroir du prince des poetes Virgile, qui est de jaiet.» Intorno a questo lesse una memoria all'Accademia delle scienze Fougeroux de Boudaroy nel 1787. Si spezzò cadendo di mano per caso a Mabillon che l'esaminava. Ved. Du Méril, Mélanges, p. 447.

[320]. Così Collin de Plancy, Le Grand d'Aussy: cfr. anche Mélanges tirés d'une grande biblioth. V, p. 182.

[321]. La popolarità di Virgilio non poteva estendersi che ai paesi di coltura e di chiesa latina; fra i Bizantini, i Neogreci e gli Slavi di chiesa greca poco o punto penetrò; nondimeno qualche traccia del Virgilio leggendario par di trovare nelle tradizioni popolari slave viventi. In un giuoco di fanciulli polacco, comunicatomi già dal De Schiefner (cfr. Ehstnische Märchen aufgez. v. Kreutzwald übrs. von Löwe, Halle, 1869, p. 357 sg.) Virgilio sta in mezzo ai suoi compagni che tenendosi per mano gli girano attorno cantando:

«Ojcice Wirgiliusz uczyl dzieci swoje

Hejže, dzieci, hejže ha!

Róbcie wszystko, co i ja!»

(«Babbo Virgilio insegnava ai suoi bambini: Attenti, bambini, attenti! fate tutto quel ch'io fo»); e poi si fermano e imitano le sue mosse e le sue voci; e Virgilio osserva se qualcuno non lo imita o non lo imita bene; questi deve prendere il suo posto. Può dubitarsi che qui trattisi del Virgilio mago: il De Schiefner credeva ciò fosse perchè in un gioco di fanciulli inglese, simile a questo, trovasi il nome di Simone, ch'ei pensava fosse Simon mago. Non sorprende trovare in Polonia, latina di coltura e di chiesa, il nome di Virgilio.