I' vorrei vederlo, ve, Beco, traspare.

No' lavoriamo all'acqua, a' caldi, a' venti,

E lor si stanno al fresco a meriggiare.

[21]. V. Mario Menghini, Canzoni antiche del popolo italiano, vol. 1º, fascicolo 6º.

[22]. Composizione di G. Pestelli, Firenze, Salani, 1888. — Vedi anche il Contrasto curioso fra il Padrone e il Contadino che vuol mangiare a tutti i costi! di Giovanni Fantoni, Firenze, Salani, 1888.

Il Batines, Bibliografia delle antiche rappresentazioni italiane sacre e profane, Firenze, 1852, pag. 81, ricorda un «Contrasto del Cittadino e del Contadino» del sec. XVI, stampato in Siena, e il Brunet, Manuel du Libraire, vol. 1º, col. 1569, ricorda una «Altercatione overo Dialogo composto dal Magnifico Lorenzo di Piero di Cosimo de' Medici, nel quale si disputa tra el cittadino el pastore». Edizione del sec. XVI, di venti fogli pic. in-8 s. n. V. D'Ancona, Op. cit., II, 343.

[23]. Alcuni di questi contrasti sono ricordati dal Torraca, Reliquie viventi del dramma sacro nel Napoletano in Giorn. di Filologia Romanza, IV, 8.

[24]. Bianchi Giulio, La proprietà fondiaria e le classi rurali nel medio evo, Pisa, Spoerri, 1891, capitolo III (Vedine recensione in Rivista di Scienze giuridiche, marzo 1892).

[25]. Alcius Ledieu, Les Vilains dans les œuvres des Trouvères (VIII volume della Collection internationale de La Tradition), Paris, Maisonneuve, 1890, pag. 31.

[26]. Nei primi secoli del medio-evo la parola «villano» serviva a distinguere una classe speciale dei lavoratori del suolo; verso il secolo XIIº servì a designare in generale tutta la classe dei rustici e degli artigiani del contado; quando poi incominciò a colpirli la satira, la parola «villano» venne usata sempre in contrapposizione a «courtois» che serviva a designare la classe nobile. In quest'ultimo senso l'usa appunto Matazone da Calignano: