Non le basta avere lo nomo

Sili facte soy so vile.

[27]. L'estrema miseria in cui la classe dei lavoratori del suolo si trovava nel medio-evo spingeva molte volte anche i villani liberi a vendersi a qualche signore per non morire di fame; il Blancard, Documents inédits sur le commerce de Marseille au moyen-âge, Marseille, 1884-85, pag. LX, ricorda, tra i contratti commerciali del secolo decimoterzo, la formola di un contratto con cui un villano vende sè ed i figli: «Ego, a fame et penuria inennarabili cohactus vendo, trado tibi tali et tuis heredibus, in perpetuum, personam et filiorum ad servitutis jugum, et dissiplinandum, tenendum et imperandum.....».

[28]. Vedi Archivio storico italiano, tomo II. — A. Sozzini, Diario delle cose avvenute in Siena dai 20 luglio 1550 ai 28 giugno 1555. Vi è narrata la guerra sostenuta dai Sanesi per cacciare dalla città la guardia spagnuola, chiamatavi da Don Ferrante Gonzaga, pag. 186: «Alli 15 detto (Marzo 1553) essendo stata abbandonata da' nemici la torre della Talfe, vi si riducevano circa venti villani per potar le vigne circonvicine. La mattina a buon'ora vi andorno li nimici con fanti e cavalli, e la ripresero e li fecero tutti prigioni; de' quali ne capporno tre e diecesette ne strozzorno e gli lasciorno tutti sotto una quercia ignudi intorno al pedone (dell'albero): il che dette grandissimo terrore agli altri villani».

[29]. Ibidem, pag. 326, ottobre 1554.

[30]. Ibid., pag. 299, settembre 1554. «Il governo creò un magistrato di quattro cittadini, per distribuzione di Monte, sopra il mandar fuori le bocche disutili: e per essi fu mandato pubblico bando che chi aveva in casa contadini o lor famiglie rifuggite, gli dovesse aver mandati fuori della città in fra tre giorni, sotto gravissima pena: per il che ne uscirno dalla città assai, con buona scorta di soldati».

[31]. «Alli 29 detto (marzo 1555) si partirono alcuni contadini compresi nel precetto delle bocche disutili; ed essendo poco lontani dalla città furono presi dagli Imperiali; e tagliatoli il naso e li orecchi, li rimandorno dentro nella città». Vedi anche la Profezia sulla guerra di Siena, Stanze del Perella accademico Rozzo, edite da L. Banchi (Scelta di curiosità letterarie, dispensa XCI) Bologna, Romagnoli, 1868, pag. 10, e le Stanze del Nini a Don Ferrante, ibid., pag. 37:

Strofa XIIIª Evvi certi paesi ruvinati

Ch'altro non ci è rimasto che letame;

E' povar contadin ci son restati