[70]. Anche nella poesia popolare tedesca sono frequenti le lodi all'utilità del contadino. Ricordiamo i canti nº 1-6 editi dal Bolte nella raccolta ricordata.
[71]. Sono note le lodi esagerate che gli tributarono i contemporanei che lo dissero «secondo Virgilio»; particolarmente interessante per il nostro studio è l'egloga quarta, tra le dieci di cui si compone l'opera sua giovanile Adolescentia, intitolata «De disceptatione rusticorum et civium» nella quale un villano narra a un altro quale sia l'origine della diversità di condizione tra la popolazione della città e quella del contado, come gli ha raccontato un giorno Aminta: Il Creatore, dopo tre lustri da che aveva posti Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, scende un giorno sulla terra e domanda ad Eva di vedere la loro prole; Adamo era assente e la nostra prima madre, temendo che i nati non sembrassero troppo numerosi al Divin Padre, ne nasconde alcuni nel fieno, e gli presenta i più grandicelli a cui il Creatore dispensa gli onori terrestri; la madre, incoraggiata da questa buona accoglienza, corre a prendere gli altri e li presenta così com'erano, coperti di strame e di ragnatele, al Creatore:
Non arrisit eis, sed tristi turbidus ore:
Vos foenum, terram, et stipulas, Deus inquit, oletis;
Vester erit stimulus, vester ligo, pastina vestra...
L'altro villano risponde che Aminta, essendo cittadino, segue il costume della gioventù urbana di deridere i villani, ma che invece gli abitanti della campagna sono da preferirsi per la loro innocenza a quelli della città, di cui enumera lungamente i vizi:
Insanis, Fulica, insanis, tot in urbibus hostes
Sunt tibi quot cives, hi nos tondentque pilantque
Non habita nostri capitis ratione coarctant.
[72]. Confronta questa accusa d'irreligiosità fatta dal Folengo ai villani, colle lodi che invece il Mantovano tributa alla loro pietà nell'egloga VIII «De rusticorum religione».