[73]. È degno di osservazione il fatto di veder qui i pastori trattati nella satira assai peggio dei villani, mentre vedremo nella drammatica popolare dei Rozzi e nel dramma pastorale continuamente distinte le due classi, e il villano rappresentato sempre come disturbatore degli amori idillici dei pastori, ufficio che più tardi fu assegnato al satiro. Anche il Bolte ha osservato come avvenga ben presto nella poesia pastorale questa disparità di trattamento tra i villani ed i pastori: «Den meisten dünkt der Abstand zwischen dem vergilischen Ideal und der gemeinen Wirklichkeit zu gross, und sie verfallen auf den seltsamen Ausweg, die Landbevölkerung in zwei Gruppen, edle Schäfer und grobe Bauernrüpel, zu teilen. Für die letzteren haben sie nur stolze Zurückweisung oder Hohn» Bolte, Op. cit., pag. 8. In un poemetto rusticale di Ferdinando Franchi, intitolato Gli Sciali dei Contadini del Piano (sec. XVIII) e inteso a satireggiare la voracità dei villani, vediamo il perdurare, in questo genere di componimenti, di questa distinzione:
Le sontuose mense dei villani,
le feste, i balli e le allegrie io canto
non già di quei che con industri mani
fendono al vago colle il duro manto,
ma sì de' malcreati pianigiani
che sopra tutti han di rapaci 'l vanto:
razza ignorante e rustica nazione,
che duro più dell'asino ha 'l groppone.
Ma avremo occasione più tardi di ritornare su questo argomento; dacchè abbiamo ricordato il poemetto del Franchi, non sarà fuor di luogo che riproduciamo qui la descrizione curiosa ch'egli fa di un pranzo nuziale di contadini. Appena è portata la minestra in tavola: