[111]. Montaiglon et Raynaud, Op. cit., t. III, nº LXXX.
[112]. Barbazan, Fabliaux et Contes, Paris, 1808, t. II, pag. 127.
[113]. Questa storiella esiste anche in un codice Vaticano da cui la trasse l'Hauréau (Notices et Extraits des Mss. de la Bibl. Nat., t. XXIX, pag. 322), De clericis et rustico. Il villano dice tra sè sul conto dei compagni: «Sed sint urbani cum semper in urbe dolosi...». È noto poi come questa astuzia sia stata più tardi attribuita a Pulcinella. Per altri riscontri vedi Vittorio Imbriani, Dante e il Delli Fabrizi in Atti della R. Acc. di Scienze di Napoli, vol. XX, pag, 10, e la Novellaia fiorentina, pag. 616.
[114]. Hervieux, Les fabulistes latins, Paris, Firmin Didot, 1894, t. II, pag. 420, Romuleae fabulae Gualteri Anglici, Favola IV dell'Appendice. Questa favola, che ci dimostra quanto grande fosse lo scherno di cui era fatta oggetto nel medio-evo la disgraziata classe dei villani, deve aver goduto di una grande diffusione, perchè la ritroviamo spesso ripetuta. Essa, come è noto, forma l'argomento del fabliau di Rutebeuf, Le pet au vilain (Montaiglon et Raynaud, Op. cit., t. III, nº LXVIII):
. . . . . . . . . . . . . .
Onques à Ihesu Crist ne place
Que vilainz ait herbergerie
Avec le Fil Sainte Marie;
Car il n'est raison ne droiture,
Ce trovons nous en Escriture;