Paradis ne pueent avoir,

Por deniers ne por autre avoir;

Et à Enfer ront il failli,

Dont li maufè sont maubailli.

. . . . . . . . . . . . . .

Ainsi s'acorderent jadis

Qu'en Enfer, ne en Paradis,

Ne puet vilains entrer sans doute.

Il poeta destina i villani alla Terre de Cocusse. La troviamo anche nel Volgarizzamento delle favole di Galfredo dette di Esopo (edito da G. Ghivizzani, Bologna, Romagnoli, 1866, Scelta di curiosità letterarie, dispense LXXV-LXXVI, fav. LXV) ed è seguita dalla seguente Moralità temporale: «Per il villano s'intende l'uomo cattivo, la compagnia del quale non solo dalli buoni è rifiutata, ma anche dalli cattivi». Già nel poemetto, De Paulino et Polla, abbiamo visto come fosse rimproverato alla classe dei rustici di corrompere la purezza dell'aria:

Aera cum flatu, corpore fœdat humum.