Cene della Chitarra parodiando i dodici sonetti dei mesi di Folgore da S. Gemignano, contrappone alle gaie feste ed ai baci di belle fanciulle promessi da Folgore ai suoi concittadini, la compagnia dei villani:

Intorno questo sianovi gran bagli

Di villan scapigliati e gridatori

Dai quai risolvan sì fatti sudori

Che turben l'aire, sì che mai non cagli.

Poi altri villan facendo in mancie

Di cipolle, porrate e di marroni

Usando in queste gran gravezze e ciancie.

A questo ciclo di satire contro il fetore dei villani, possiamo aggiungere anche il racconto del villano asinaio che passando in una via dove era la bottega di un profumiere fu tanto colpito dall'odore degli aromi «essendo stato nutrito en lo fango et in lo fetore de la stalla» che cadde a terra privo di sensi e non ritornò in sè fino a quando non gli fu posto sotto il naso un poco di letame. (Vedi F. Ulrich, Recueil d'exemples en encien italien, in Romania, Romania, XIII, 1884, nº 49, pag. 55 e Novati, in Giorn. Storico, III, 322 e V, 321; vedi anche il nº 54 degli Exempli dell'Ulrich, De un sengnore et uno vilan). È noto come l'autore del corrispondente fabliau, De vilain asnier, faccia seguire la storiella da questa morale:

Ne se doit nus desnaturer.