e il lupo, dopo di aver fatta la confessione dei suoi peccati, salta nell'altra secchia e discende nel pozzo mentre la volpe risale e si mette in salvo. Così pure il villano astuto incontrando i suoi nemici, che credevano di averlo gettato nel fiume legato in un sacco[92] dove egli invece aveva fatto entrare un pecoraro, li induce, affermando loro che le pecore di cui lo vedono ora possessore furono da lui trovate nel letto del fiume, a precipitarsi nell'acqua dove trovano la morte. Anche tra l'episodio della guarigione del leone intrapresa da Renardo che viene chiamato presso il re infermo dietro il consiglio del cugino, e il noto fabliau Du vilain mire[93] vi è certo molta analogia in quanto entrambi sono, contro loro voglia, obbligati a curare l'ammalato che nessun medico aveva saputo guarire; ed ambedue compiono meravigliosamente quanto vien loro imposto e guadagnano onori e ricchezze. La strana e comica cura a cui il villano assoggetta la figlia del re per levarle la resta di pesce che le si era conficcata in gola, è troppo nota perchè noi ci fermiamo a narrarla. Piuttosto osserveremo come una certa analogia, per quanto lontana, si possa vedere tra il Jugement de Renart e il fabliau Du Vilain qui conquisi Paradis par plait[94], quantunque diversifichino totalmente nella soluzione, perchè la volpe, accusata da tutti i suoi nemici presso il leone, ottiene salva la vita vestendo l'abito di pellegrino, mentre il villano, confondendo i suoi accusatori, guadagna un posto nel paradiso. Un certo parallelismo si potrebbe vedere nella difesa coraggiosa che entrambi fanno delle proprie azioni dinanzi al tribunale supremo. Ricorderemo qui brevemente il fabliau. Un villano era morto, e nè gli angeli nè i demoni, per un motivo che incontreremo parlando della satira negativa, non erano venuti a prenderne l'anima; questa vedendo l'arcangelo Gabriele che portava in cielo l'anima d'un signore, lo segue ed entra di soppiatto in paradiso. Quivi, conscia della sorte che l'aspettava, si rannicchia in un angolo; quando San Pietro la scorge, domanda chi abbia osato introdurre l'anima di un villano nel regno celeste:

Ensorquetot par seint Alain

Nos n'avons cure de vilain

Quar vilains ne vient en cest estre.

L'anima del villano non si lascia sgominare da questa accoglienza poco lusinghiera, e risponde per le rime a San Pietro:

Plus vilains de vos ni puet estre

Çà,» dit l'ame «beau sire Pierre

Toz iorz fustes plus durs que pierre

Fous fu, par seint paternostre

Dieus quant de vos fist son apostre.