Hanc rapiens Daemon animam se credit habere;
Currit ad inferni pestifer ille loca.
Cuius in introitu socii fetore premuntur:
Vix etiam nares complice veste tegunt.
Hoc cito Pluto decretum praecipit: omnis
Rusticus ut maneat Ditis ab aede procul.
Sit procul antiqua jam rusticus omnis ab urbe,
Quem sibi consortem Tartara saeva negant.
Nel già ricordato Volgarizzamento delle favole di Galfredo dette di Esopo possiamo già vedere con quanto favore fosse accolta la satira contro il villano[115] che viene dipinto come ingrato[116] e subdolo e comincia ad essere personificato nel tipo leggendario dello sciocco abbindolato dalle false asserzioni della moglie infedele[117].
Anche nei fabliaux il villano è rappresentato come vittima dei tradimenti della moglie, che, sorpresa coll'amante, fa credere al marito ch'egli non è più vivo; basterà che ricordiamo il fabliau: Le vilain de Bailleul[118] nel quale si narra come un villano, ritornato a casa in un momento inopportuno, è persuaso dalla moglie di essere gravemente ammalato, e, appena coricato, di aver spirato l'anima a Dio; la moglie lo copre con un drappo, e chiamando con alte strida tutto il vicinato, piange la perdita dell'amato sposo. Ma appena i vicini sono partiti, il villano che convinto di esser morto, non faceva più alcun movimento, s'accorge che la moglie si consolava troppo presto della vedovanza col prete, suo complice, al quale egli dice: