Certes se je ne fusse mors
Mar vous i fussiez embatuz[119].
Il numero considerevole di questi fabliaux satirici nei quali vediamo tratteggiato il tipo del villano sciocco ci prova quanto favore fosse nel medio-evo accordato a quella corrente satirica da cui abbiamo veduto originati tanti curiosi componimenti. Tutte le storielle create dal mordace spirito medioevale e che vennero man mano raggruppandosi intorno al ciclo di narrazioni riferentisi allo sciocco leggendario, non privo qualche volta di una certa astuzia, sono attribuite di preferenza dai trouvères al villano, perchè appunto la corrente satirica ne aveva fatto il tipo più disprezzato, il luogo comune di tutte le vilenies che uscivano dalla bizzarra e vivace fantasia di questi poeti popolari ai quali esse avevano guadagnato dai contemporanei l'appello di ministri diaboli[120]. Abbiamo già visto come i villani avessero in comune colle donne molte accuse; anche queste sciocchezze che vengono ad essi attribuite le troviamo spesso rivolte a deridere qualche altra classe di persone, e man mano che la satira contro il villano viene perdendo il favore che l'aveva accompagnata nel medio-evo, esse passano successivamente ad ingrossare il numero delle narrazioni con cui ciascun paese suole deridere la semplicità proverbiale degli abitanti di un dato luogo. Come le astuzie del villano oppositore sono usurpate successivamente dai più noti buffoni di ogni paese, così la scempiaggine dello stesso tipo diventerà carattere distintivo degli abitanti di Cuneo, di Peretola, di La Cava, di Bastelica, di Busto Arsizio ecc. in Italia; della Picardia, di Saint-Dode in Francia, di Gotham in Inghilterra, di Schildbourg in Germania, e via dicendo. Basterà che ricordiamo alcuni dei temi di queste tradizionali sciocchezze: il villano che ritornando dal mercato, e contando il numero degli asini acquistati, non computa nel numero quello ch'egli cavalcava e ritorna al mercato per cercarvelo[121]; i villani che, andati in città a comperare un crocefisso, raccomandano all'artefice di darne loro uno vivo per poterlo uccidere qualora non piaccia ai loro compaesani[122]; il villano che, andato in città, s'accorge che si è già alla vigilia della Domenica delle Palme, mentre egli non aveva ancora annunciato ai suoi l'arrivo della Quaresima[123]; il villano derubato della tela[124], dei capponi[125], e tante altre che sarebbe qui troppo lungo enumerare. Sono note poi tutte le balordaggini che furono fatte compiere da Bertoldino e da Cacasenno[126], nei quali possiamo vedere il ritorno alla satira negativa contro il villano astuto che era stato dalla tradizione popolare contrapposto al re saggio per grazia divina. Ricorderemo da ultimo due altri fabliaux che appartengono alla satira negativa contro il villano, e di cui daremo un breve sunto. Nel fabliau di Jean de Boves Brunain, la Vache au Prestre[127], non si sa veramente quale dei due vizi che vi sono attribuiti ai villani, la credulità e l'ingordigia, sia maggiormente colpito dalla satira; un villano avendo sentito che Iddio centuplica le elemosine fatte, dona al curato la propria vacca che da qualche tempo dava pochissimo latte, e avendo questa trascinata al tugurio del villano la vacca del curato colla quale era stata accoppiata, il poco disinteressato donatore ringrazia Dio di averlo ricompensato tanto presto della offerta fatta al suo ministro. Nel fabliau della Chatelaine de Saint Gilles[128] si deride invece il villano che, inorgoglito dalla ricchezza accumulata colla sua proverbiale avarizia, osa alzare lo sguardo sopra una donna non plebea. Un villano, ricco ma avaro, sposa la figlia di un gentiluomo povero, quantunque essa gli manifesti l'avversione e l'invincibile ripugnanza ch'essa prova a doversi unire con un uomo di vile condizione, e non si impegni a mantenersi fedele:
Doit bien avoir li vilains honte,
Qui requiert fille à chastelain.
Ci le me foule, foule foule,
Ci le me foule le vilain.
ma egli grida tutto contento:
L'avoirs done au vilain
fille à chastelain.