Notiamo qui di sfuggita che questo Ameto è forse l'unico pastore che a nostro ricordo sia confuso coi villani, perchè generalmente ai pastori si fa sempre parlare un linguaggio elevato e, come abbiamo già avuto occasione di ricordare, non sono mai posti in caricatura come i contadini; in molte egloghe difatti il comico è ottenuto dal contrasto tra le espressioni arcadiche dei pastori e le rozze e brutali scempiaggini del villano, che, come fu già osservato dal Rossi[164] e dal Gaspary[165], viene nel dramma pastorale usurpando a poco a poco l'ufficio del satiro, disturbatore degli amori dei pastori e delle ninfe. Nell'«Amarilli, Pastorale di Cristoforo Castelletti, nuovamente dallo stesso Auttore accresciuta, emendata e quasi formata di nuovo. In Vinegia, Sessa, 1587», Apollo nel Prologo si propone:

Le pacifiche guerre, i dolci sdegni

E mill'altri amorosi avenimenti

Voler cantar di pastorelli, e ninfe.

E per mescer fra il pianto un breve riso

Di semplice Villan sciocchezze e scherzi

Gir'inestando infra dogliosi accenti.

Ma ritornando alla descrizione della bellezza delle innamorate dei villani, ricorderemo come in questa stessa Amarilli il Villano Cavicchio, nome che distinguerà poi la maschera del villano nella Commedia dell'Arte, descriva le bellezze della Ninfa che dà il nome al componimento:

È saporita, morbida, pastosa

Come un petto di lepre, è biancolina