A nessun di vo' tre chi vo' dar Bia

A quel che più dal dover s'allontana

Nel praticar con elli. . . . . . .

e i tre villani rivali raccontano i furti commessi da loro a danno dei cittadini:

Fruzichella. Nel vino io metto sempre l'acquarello

perchè no m'embriachi le persone,

dell'oglio furo el primo ch'è più bello

. . . . . . . . . . . . . . . .

Sindaco. Tu fai come die fare ogn'uomo accorto.

Tanto nelle Commedie rusticali, come nelle Commedie od Egloghe maggiaiuole i villani finiscono sempre col bastonarsi a vicenda, o coll'essere bastonati dai pastori ch'essi importunano colla loro sguaiataggine[239]; ciò fa ricordare come anche nei Scenari della Commedia dell'arte figuri sempre il bastone nella nota degli attrezzi necessari alla rappresentazione. Il teatro dei Rozzi, per la tendenza che ebbe sempre ad esagerare nella satira contro i villani, conteneva già dal suo nascere quei germi di decadenza che cominciarono a svilupparsi sul principio del secolo XVII, e tutte le loro produzioni hanno uno scarso valore artistico. Il Palermo anzi sostiene che nessun profitto apportò alla vera comica il teatro dei Rozzi, perchè più che un ritratto dei costumi del contado, ce ne diede una contraffazione e si propose il riso come fine e non come mezzo. Che le Commedie dei Rozzi abbiano avuto una benefica influenza come reazione alla bucolica falsa e convenzionale che imperava nell'egloga pastorale, crediamo si possa difficilmente negarlo, e vedremo anzi come si possa frequentemente riscontrare un influsso di esse anche nella Commedia sostenuta. Dal Torraca e dal Croce sappiamo che non solo a Roma, ma anche a Napoli si rappresentavano già fino dalla prima metà del secolo decimosesto commedie dei Rozzi, e che si facevano venire anche «eccellenti istrioni da Siena.» E assai evidente è pure l'influenza che ebbe il teatro dei Rozzi e la poesia rusticale toscana sul Ruzzante, il quale già fino dal 1520 dava rappresentazioni di brevi componimenti rusticali nei conviti dei signori, e si può considerare come anello di congiunzione tra la commedia rusticale e le prime forme rudimentali della Commedia dell'arte. Anche nelle egloghe drammatiche del Calmo si scorge facilmente l'influenza delle egloghe maggiaiuole dei Rozzi; nell'egloga seconda anzi incontriamo un villano Alfeo Satiro che sorprende i due pastori Cornisiol e Tegola e li lega ad un albero per divorarli, e, come abbiamo già ricordato, vi incontriamo dei pastori bergamaschi che vengono sostituendosi al tipo del villano. Anche nelle Commedie del Calmo il villano ha per lo più la parte di servo, e come tale viene accostandosi al tipo dello Zanni della Commedia popolare. Il tipo del villano entra pure come comico intermezzo nell'atto terzo del Figliuol Prodigo del Cecchi, in cui Tognarino fa delle sciocche domande al padre Bartolo; anche nel Martello dello stesso è narrata una burla che alcuni famigli e una cortigiana fanno al villano Tognon di Bartolo, burla molto simile a quella che si legge nell'atto secondo della Vaccaria del Ruzzante. Anche in altre Commedie entrano dei villani, ma in generale si può notare che nella commedia sostenuta questo tipo va perdendo molta parte dei suoi tratti caratteristici. La commedia rusticale raggiunge il punto culminante della parabola colla Tancia di Michelangelo Buonarroti il Giovane, la quale può dirsi il capolavoro di questo genere; vi sono narrate le gelosie di due villani innamorati della Tancia, che è stata promessa dal padre ad un cittadino. Assai interessante per lo studio delle tradizioni popolari è lo scongiuro contro la malía che le villane recitano nel terzo atto sulla Tancia svenuta: