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Quel gran silenzio della mattina, qualche volta, è rotto da molte voci insolite, dai discorsi di un gruppo d'amici, venuti di lontano, che discutono concitatamente per dimenticare una colezione infelice; e quelle mattine si spandono dal terrazzo per la campagna, come uccellacci esotici portati là in una gabbia, le più bizzarre frasi del mondo, delle parole d'una lingua misteriosa e sinistra, che fanno correre un fremito per le fibre dei gelsi vicini.... — .... ma quell'animazione antropomorfa che s'infiltra per tutti i meati del mondo zolesco.... — .... no, tu confondi coi piccoli omotteri della famiglia dei coccidi che si trovan negl'internodii delle piante monoiche.... — dice che l'anima dell'individuo, entrando per opera dell'amor platonico negli ordini operativi, partecipa alla vita universale della psiche cosmica e si congiunge col Logo.... — .... sai che interessa interiormente l'estremità posteriore delle tre circonvoluzioni temporo-sferoidali e una parte della porzione posteriore della circonvoluzione parietale inferiore.... — Ed è un ridere allora a vedere lo stupore profondo delle due vacche della lattaia, e l'aria triste d'incredulità con cui scrollan la testa, come per dire col Manzoni: — Neghiamo tutto e non proponiamo nulla....
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Appena c'è un po' d'ombra, s'ammucchia lì sotto tutta la spazzatura di bimbi del vicinato. È un altro spettacolo che non darei per molte commedie in cinque atti. Oramai li conosco quasi tutti, quei tometti. C'è dei bei ragazzi, cresciuti all'aria forte di San Maurizio, che arrivano a gran passi, abbambinando fra le gambe larghe i fratellini d'un anno; delle cecine alte tanto da terra, che portano in collo dei bofficioni, con delle faccie come melanzane; e poi dei mangiapagnotte di tutte le misure, delle pance tonde, delle vere palle di cavolfiore, dei minuzzoli che si reggono appena, dei cosi lunghi che si poppano il dito grosso, col cappello a sghimbescio, una bretella sola, la giacchetta tutt'occhi, i calzoncini a bracaloni, le calze a giambardella, le scarpe a ciabatta, e la camicina che sboccia di dietro. Povere mamme! che canaglia! Bisogna vederli, come si svoltolano nella polvere e strascicano il sedere sui sassi e struscian la pancia sul muricciolo, tutti in riga, col capo spenzolato in fuori e la coda di tela per aria, giocando a chi sputa più lontano. E stan lì delle mezz'ore, a contrattare il baratto d'un bottone, d'un chiodo, d'un osso di pesca, d'un cencino rosso, facendo un chiocchiolìo interminabile per ogni uccello e per ogni cane che passa, finchè delle voci minacciose li chiaman per nome di lontano; e allora si sparpaglian tutti ciabattando, ranchettando e ballonzolando, fuorchè uno o due, le anime perse della compagnia, ribelli a ogni legge umana e divina; i quali rimangono appoggiati al muro in atteggiamento affettato di noncuranza, succhiando i mozziconi dei miei virginia.
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Più tardi passano delle coppie d'amanti rustici; delle ragazze tozzotte, con due tendoni di capelli lustri appiccicati alle tempie, e con un nastrino di velluto nero intorno al collo; dei giovani col cappello a cencio e coi calzoni alla francese. Quando arrivan lì, credon sempre di esser soli. Guardano bene intorno, molte volte; ma, poveri giovani! al solito non si ricordan mai di guardare in alto. E poi che si può vedere, con quegli occhi in solluchero? Le teste si chinano sulle spalle, le braccia girano intorno alle vite.... e il fotografo, dal terrazzo, conta i minuti secondi. Qualche volta c'è degl'indiscreti, e allora le ragazze piegano indietro il busto tutto d'un pezzo, come popattole spezzate alla cintura, e ributtano i nasi temerarii con dei colpi di ventaglio da cavare il sangue; e i battuti si vendicano azzeccando dei pizzicotti da intaccar la pelle ai rinoceronti. Poi s'acquetano, e s'appoggiano al muricciolo; discorrono lungamente; la ragazza con gli occhi bassi, facendo scorrere tra le dita l'orlo del grembiale nero; lui, coi gomiti appuntati, in atto d'adorazione; e s'indovina dalle risa dell'uno e dall'occhiate di rimprovero e dai rossori dell'altra, le scioccherie grasse e i complimentacci impertinenti.... coi quali ricomincian gli assalti e le ventagliate.... fin che la ragazza alza gli occhi al terrazzo; e allora restan là, due statue di sale, in un atteggiamento così miserevole, che mi sento preso da paterna pietà, e rientro rapidamente nel mio casotto, come un grosso automa d'orologio.
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Passano anche delle coppie coniugali, borghesi, belline; per metà, s'intende; e scordan quasi tutte, anche queste, di guardarsi dal bastione di Malicy. Una signora fa quattro passi di polka; un'altra si stacca dal braccio del marito per contraffare l'andatura d'un'amica grassa. Sento dei frammenti di diverbio, delle botte e risposte secche, di quelle che fan fare i lucciconi alla signora, e mangiare il sigaro all'altro. — Hai torto, hai torto, hai torto. — Oppure: — Questa non la spunti, sai, Giorgetta! Tientelo a mente. — Delle coppie vanno per un tratto divise, l'uno a destra e l'altro a sinistra della strada, sbadigliando, e guardando da due parti opposte, con tutta l'aria d'esser mortalmente seccati del settimo sacramento; e poi, all'improvviso, sentendo dei passi davanti o di dietro, si avvicinano in fretta, e si parlano, sorridendo da buoni amici, per salvare il decoro del cuore. Delle signore si fermano qualche volta per richiudere un orecchino che scappa, o stringere una cintura che si scioglie, o levare una pietruzza dalla scarpetta scollata. E sarebbe mandata da Dio quella pietra. Ma è un caso tristo: c'è sempre il marito davanti.... e son così opachi! Ma non importa, mi ci diverto; con qualche danno, peraltro; come la malaugurata sera di quel barbone, che riannodando il velo del cappello alla moglie, per di dietro, le stampò nella nuca un maledetto bacio, di cui sentii fra capo e collo il contraccolpo, come un pugno ben assestato di boxeur inglese.
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Passano dei solitarii, e non son quelli che mi diverton meno. Li so già tutti a memoria, quasi. So che a quell'ora precisa vedrò spuntare il tale e il tale altro: degli ufficiali pensionati, degli impiegati in riposo, dei convalescenti che fan la salita tutti i giorni, per ordine del medico; dei “benestanti„ larghi e lenti, che vengon su con lo stecco in bocca, con le mani strette dietro la schiena, guardando qua e là con un sorriso vago, e andando a cercare i ciottoli per buttarli da parte col piede: desiderabili segni di quelle chilificazioni soavissime, che si fanno soltanto nelle città piccole, dopo una giornata di lavoro tranquillo. C'è un vecchio prete mingherlino che passa ogni sera alle sette e tre quarti, tira a destra per la strada del camposanto, ripassa sotto il terrazzo alle otto e mezzo, col breviario aperto fra le mani, senza mai alzar gli occhi, senza mai cambiare il passo, senza soffermarsi mai un secondo; e fa quella passeggiatina in quel modo da più di trent'anni. Un vecchio signore panciuto passa costantemente con la canna ritta contro il braccio destro, e il panama infilato nella canna. Un altro piglia infallibilmente la sua presa di tabacco nel momento che passa accanto a un tiglio che ombreggia la strada. E io mi diverto a indovinare le altre abitudini di quei buoni signori, i pasti regolati appuntino, quelle ore di sonno sacramentali, l'aborrimento profondo di certe salse, certe fissazioni strane invincibili in fatto d'igiene, la fascia di lana intorno alla vita, la piccola cantina scelta pei casi di malattie, e la piccola farmacia di casa, rifornita a tempo con grande cura. E sporgendo il capo indolenzito e stanco dallo scribacchiamento di tutto il giorno, li seguito tutti fin che spariscono, con un sospiro d'invidia.