— Oh, dico, — rispose la donna risentita, — porti rispetto! — Tutti diedero in una risata; essa girò sui passeggieri un occhio minaccioso.... e poi rise anch'essa, confessando così schiettamente, in quel modo, d'aver finto di offendersi per imbrogliar la questione, che risero tutti un'altra volta.

La compagnia era di buon umore. All'angolo di via Baretti, salì una grossa signora sui cinquanta, rotonda e fresca come un cavolfiore, e tutt'ansimante, con un cappellino che pareva un cespuglio e un vaso di fiori stretto al seno. Entrando, mentre i cavalli ripigliavan la corsa, per andarsi a sedere al posto rimasto vuoto nel mezzo, si voltò troppo presto, perdette l'equilibrio e cadde seduta sopra un ginocchio dell'ufficiale, gettando uno strillo. Fu un momento solo; ma lo spettacolo di quel donnone sfereggiante e ansante, con quel faccione rosso, con quel cespuglio in capo e quel vaso al seno, seduta come una bimba sulle ginocchia di quell'ufficialetto sgomentato, era così stranamente comico che ne schiattò dal ridere la compagnia, e poi l'ufficiale, e finì con ridere essa pure, benchè tutta confusa, mettendosi a sedere sulla panca, con una mano sul viso.

Ma non era finita. Arrivati in piazza San Salvario, fa cenno di fermare una piccola signora bionda, che tiene due bimbi per mano. Il cocchiere ferma. Quella s'avvicina alla piattaforma anteriore e porge uno dei bimbi al fattorino che lo tira su e lo fa entrare: un bel bimbo biondo d'un paio d'anni, sorridente, che è accolto con carezze. Subito dopo entra il secondo, somigliantissimo al primo, vestito tal quale, sorridente anche lui, e ricevuto a festa come l'altro. Pareva che fosse finito; ma non s'eran visti quelli che la signora aveva dietro di sè. Il fattorino ne tira su e ne mette dentro un terzo, una copia un po' ingrandita dei due primi. Allora la compagnia cominciò a esilararsi, a scherzare: — E tre! — È un collegio. — Staremo qui un'ora. — Ne comparve un quarto: fu un coro d'esclamazioni. Comparve ancora una ragazzina sugli otto anni: fu uno scoppio d'allegria. Salì finalmente la signora, il ritratto miniato di tutti e cinque, rosea e serena come loro, e al suo apparire tutti tacquero; ma al vedere che n'aveva in corso di stampa un sesto, tutti si rallegrarono da capo, con un sorriso di simpatia ammirativa e un mormorio rispettoso di congratulazioni; e la gaiezza di tutta quella gente che carezzava i bimbi, e quei cinque visetti biondi che sorridevano tutti insieme, senza saper perchè, eccitati dal sorriso degli altri, e la giocondità amorevole di quella mammina snella e fresca come una ragazza, felice della sua fecondità trionfante, furono per alcuni momenti uno spettacolo delizioso.

L'ultima la godetti io solo. V'erano sulla piattaforma due uomini sulla quarantina, che discorrevano a voce bassa, l'uno in piemontese, l'altro in lombardo. Questo non faceva che esclamare di tratto in tratto: — Ah che loder! Ah che baloss! —; l'altro raccontava in tuono di lagnanza una lunga storia d'un tale, che, essendo suo socio in un affare, aveva prima tentato di soppiantarlo, poi s'era valso del suo nome per riscotere dei crediti comuni, e, rotta l'associazione, oltre al negare con una faccia di bronzo le sur birbonate, aveva ancora preteso da lui dei risarcimenti, minacciandolo d'una lite. E concluse: — Questo ebbe la faccia di farmi, capisci: come si chiamano queste azioni? — A questa domanda, il lombardo si levò la pipa di bocca, e con l'accento più naturale del mondo, senza la minima pretensione apparente di dire un'arguzia, come chi si serve d'un motto già entrato nel patrimonio della lingua comune, rispose pacatamente, dando a me un'occhiata distratta: — Hin azion de comendator.

A un cento passi dalla barriera, mentre i cavalli galoppavano, la maestrina di ciclismo uscì sulla piattaforma, si mise ritta sul montatoio, col viso alto e il velo al vento, e dondolato un poco il piede nel vuoto, discese senza una scossa, come se l'avessero posata in terra due braccia invisibili. Fra i passeggieri che si affacciarono ai finestrini per vederla scendere, vidi il viso del vecchio frate, stupito, che pareva dire: — Ma che razza di donne si fanno adesso!

E così terminò la corsa fortunata, una di quelle rare corse a traverso al mondo, nelle quali i nostri simili non ci si presentano che in aspetti graziosi e lepidi, dandoci quasi una passeggiera illusione che la vita non sia che una commedia piacevole, di cui non si diverta che chi non l'intende o chi è

.... malventuroso, e di piaceri

o incapace o inesperto.

*

Ma, ahimè, che bruschi voltafaccia ci fa la fortuna anche sui tranvai! Trovo fra le note segnato il 9, domenica, come una giornata nefasta. Era un tempo freddo, piovigginoso, grigio, come se piovesse cenere. Il dopo pranzo, appena salito sul tranvai del Corso Vinzaglio, accanto al buon Giors, che la pioggia pareva mettesse di buon umore, mi seguì un piccolo accidente di malaugurio, che dovrebbe servir di ammaestramento ai fumatori spensierati. Addentai il regalo che m'aveva fatto un giornalista spagnuolo passando per Torino, uno di quei principeschi sigari di Cuba, foggiati a punta, che a noialtri poveri italiani fanno l'effetto che fa il pan bianco a chi vive di pan di segala. Alla prima boccata di fumo Giors si voltò, e mise un'esclamazione: — Ah che bel bonbon!... E che buon puzzo! — e cominciò a aspirare i nuvoli, mettendovi il viso dentro, e inarcando la schiena e ridendo dal gusto, come se succhiasse egli pure. Ma non tenendo il sigaro con la mano, per non parer mal pratico della roba fine, a un traballar che fece il tranvai nello svoltare in Via Cernaia, il bonbon mi sguizzò di bocca come una freccia e andò a cader capofitto nella mota. — Ah, malheur! — gridò Giors, con un accento di sincero rammarico, come se fosse saltato via dalle sue labbra; ma, guardatomi in faccia, vedendo che avevo l'aria del corvo della favola a cui casca dal becco il formaggio, diede in una risata di ragazzo. Si ravvide subito, però, osservando il mio riso forzato, e disse in tono grave di compatimento: — Già.... per fumare quei sigari lì.... è meglio prender la “cittadina„. — Ma fu egli stesso così colpito dall'arguzia della sua sentenza che diede in un nuovo scoppio di risa.