La signora stette un po' incerta; poi sporse il capo avanti e, con buon garbo, pregò il fumatore di smettere, accennandogli la ragazza che tossiva.

Quegli voltò il suo faccione rosso, sgraditamente sorpreso, diede un'occhiata alla signora e alla sua protetta, e continuò a fumare.

Alla signora venne su una delle vampate solite e si gonfiò il collo come a una cantante che prepara una nota poderosa. — Signore, — ripetè, meno cortesemente di prima —, abbia la bontà di smettere.... per umanità, non per cortesia.

L'uomo scrollò una spalla e cacciò fuori un altro nuvolo.

— Mettiti al mio posto —, disse allora risolutamente la signora alla ragazza, scattando in piedi, e soggiunse forte: — Che screanzato!

Quegli si voltò in tronco, con gli occhi larghi, dicendo con violenza: — Guardi come parla!

— Parlo come debbo!

L'uomo s'alzò.

— Oh s'alzi pure; sono una donna; ma non ho paura! — E ritta in faccia all'omaccione, mentre il fattorino ed altri s'interponevano, col viso eretto e acceso e l'occhio imperterrito, stringendo a sè con una mano il bimbo piangente e tenendo l'altra sulla spalla della ragazzina impaurita, la piccola e brava signora era bella da baciarla in fronte.

Sopraffatto da un coro di voci ostili, l'uomo si rimise a sedere, bofonchiando, senza levarsi il sigaro di bocca, ma non fumando più; e pochi minuti appresso, arrivando il tranvai allo sbocco di via Bonafous, la signora discese col bimbo e con la governante, dopo aver salutato la sua protetta, e si perdette in mezzo alla folla immensa accalcata intorno ai baracconi e alle giostre di piazza Vittorio Emanuele, donde s'alzava un frastuono infernale di grida e di musiche discordanti.