— Ma che parroco! ma che giornale! Cosa volete, in quella confusione.... Chi sa quanti ne hanno scordati.... Vedrete fra qualche giorno.... Andiamo, mare, non bisogna disperarsi.... Sarà fra i prigionieri.

Ma la donna diede in un nuovo scoppio di pianto. Prigioniero per lei voleva dire affamato, torturato, sepolto vivo, peggio che morto.

O benedtie foumne! — ripetè Giors. — Aspettate un poco.... Tutti i giorni ne tornano.... tornerà anche Giacolin.... Siete tutte compagne, voi altre mare, quando vi mettete un chiodo nella testa. — Poi disse bruscamente: — Smettete di pianger così forte, giurabbaco, che mi spaventate le bestie!

Nessuno di noi osava più di parlare; il giovane aveva stracciato e buttato via il foglio; la vecchia continuava a piangere silenziosamente, col viso nelle mani; e pareva più disperato, faceva più compassione quel pianto in mezzo a quella via rumorosa, a tutta quella gente affaccendata che passava senza badarci. Alla cantonata di via Venti Settembre essa prese il sacco e discese. Giors sferzò i cavalli e tentò il motivo della Carmen; ma smise subito, e passandosi la punta del medio sull'occhio, esclamò con un sospiro: — Ah.... porca guerra!

*

Per vari giorni, in tutti i carrozzoni e su tutte le linee, io vidi l'immagine di quella povera vecchia curvata sul parapetto, col fazzoletto sciolto e i capelli grigi scomposti, scossa da capo a piedi dal singhiozzo violento della disperazione. E mi pareva più tragica l'immagine in quel gran risveglio amoroso della natura che si manifestava da ogni parte, nelle gemme degli alberi, nei bocciuoli dei fiori, nella chiarezza del cielo e negli occhi delle ragazze. Dalle piattaforme dei tranvai, andando per i sette bellissimi corsi alberati che fanno cintura al centro di Torino e per i grandi viali che corrono lungo il Po e lungo la Dora, si bevevano mille effluvi sottili, un misto di fragranze leggerissime d'erba fresca, di terra smossa, di campagna aperta, e si ricevevano nella fronte e nel collo carezze morbide dell'aria, quasi mossa da invisibili ventagli odorosi, soffi tepidi e puri, come aliti di bocche virginee, che facevan rifiorire nell'animo, per brevi momenti, speranze rosee, ricordi lieti dell'infanzia, simpatie spente, proponimenti giovanili di bontà, di lavoro, di vita avventurosa e memorie lontane di care feste campestri e di bei sogni sognati nei giorni più felici dell'età più bella. E si mostrava questo primo influsso della primavera nei cavalli più agili, nei cocchieri più allegri, nei fattorini più cortesi, nel modo di salire, di scendere e di salutar della gente più lesto e più amabile, e nella fioritura più rigogliosa e più vivace dei cappellini delle signore a cui l'aria corrente sulle giardiniere aperte agitava sul capo i nastri, gli steli e le penne, portando nel viso ai passeggieri ritti in fondo delle ondate di profumi confusi di cipria, di viole e dì giovinezza.

Avevano in quei giorni i tranvai una bellezza nuova: c'erano in quasi tutti, la mattina, delle ragazzine vestite di bianco, che occupavano in alcuni delle panche intere, spiccando fra l'altra gente come gigli e camelie nivee in mazzi di fiori e di foglie brune. Apparivano di sfuggita nelle giardiniere dei veli candidi scendenti sui vestiti e sui guanti bianchi, e a traverso i veli, sotto alle corone di rose e di margherite, occhi azzurri, bocchine purpuree, visetti d'una freschezza infantile, che facevano un contrasto graziosissimo con gli atteggiamenti raccolti e gravi delle piccole persone, ritte sul busto, con le mani intrecciate sulle ginocchia e le scarpette chiare congiunte. Da una parte all'altra delle piazze e dall'una all'altra strada si vedevano biancheggiare sui tranvai quelle farfalle gentili annunziatrici della Pasqua, e anche più della loro bianchezza risaltava l'idea, ch'esse esprimevano, dello sposalizio celeste e dello stato di grazia, in quelle carrozzate d'interessi mondani e di peccati mortali.

O carrozza di tutti, piccolo specchio del mondo, che raccogli e ravvicini gli estremi più lontani della società e della vita, qualche volta così gioconda e qualche volta così triste, dove si può veder mai, fuor che in te, quello che io vidi in quei giorni?

Due giornate di pioggia avevano fatto uscir da capo i carrozzoni chiusi; ma il cielo si rischiarava quando, verso l'undici della mattina dell'ultimo di marzo, salii sul tranvai della linea dei Viali, fermo nel corso Beccaria, sul punto di partire per Porta Palazzo. C'era seduta dentro una donna, sola, che è ancora viva adesso nella mia mente come se l'avessi avuta sempre davanti agli occhi durante un viaggio a traverso all'oceano. I suoi capelli radi, neri d'una tintura grossolana e mal diffusa, facevano parer più vecchio il viso giallo e rugoso, nel quale, sotto due archi nerissimi, dipinti da una mano frettolosa e malferma, sonnecchiavano due occhi glauchi e torbidi e rosseggiavano di belletto le guance flosce e una bocca amara e stanca, atteggiata come a un sorriso abituale, che appariva forzato, e quasi morto, come quello d'una maschera, poichè la luce dello sguardo non l'accompagnava. Se quel viso non avesse abbastanza chiaramente parlato, avrebbero tolto ogni dubbio un garofano rosso ch'essa portava nella treccia e una lunga traccia di polvere di riso che da una guancia le scendeva giù fino al collo scarnito, cinto d'un nastrino azzurro; e quel fiore appunto e quel nastro accrescevano tristezza all'espressione di vecchiaia precoce dei suoi lineamenti risentiti e come tesi da un sentimento sordo di rancore che ella covasse contro ai fantasmi a cui sorrideva per consuetudine la sua bocca cascante. Era una di quelle figure miserande in cui, caduto il velo lucente della gioventù, appare con un'evidenza spaventevole l'abbiezione della vita, e dietro alle quali la fantasia vede stanze immonde di lupanari, covi fumosi di taverne e di bische e oscurità misteriose e sinistre dove giacciono corpi di briachi e di feriti e lampeggiano coltelli e occhi feroci di belve umane.

Partito appena il tranvai, il fattorino entrò a porgerle il biglietto. Essa tirò fuori con le mani un po' tremanti una borsetta di lana verde, e ne cavò due soldi, che quegli prese, fissandola, con un barlume di sorriso.