Fu il colpo di grazia.
Suggellata così la sua vittoria, gittò gli occhi sul giornale che teneva aperto sulle ginocchia, e voltatosi verso di me, col viso spianato di chi passa da un discorso grave ad uno che ricrea lo spirito: — Ottocento morti! — esclamò sorridendo. — Una bazzeccola! Ora staranno quieti per un pezzo....
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Sono scampato a un pericolo grave e mi son goduto una scena curiosa.
Appena mi riconobbe dal capo opposto della giardiniera affollata e mi vide accanto un posto vuoto, l'uomo spietato sorrise di compiacenza feroce, e sceso sul montatoio, afferrandosi alle colonnine, s'avanzò verso di me come il ragno sulla tela per afferrare la sua vittima. Io capii che era armato d'un sonetto da piantarmi nel cuore, e tremai. Ma in quel punto saltò sulla giardiniera, proprio al mio fianco, mi ufficiale dei bersaglieri, che occupò il posto a cui lo scellerato mirava; e questi dovette ritornare indietro con le sue strofe nel gozzo. Vidi che fremeva. Ma fu subito distratto egli pure da un piccolo avvenimento comico. Salì sulla piattaforma davanti un signore, il quale, lanciato uno sguardo all'ultima panca, vi riconobbe un amico, forse non più visto da mesi, e dopo averlo salutato con molta effusione, prese a discorrer a voce alta con lui, che rispose nello stesso tono, senza darsi un pensiero al mondo dei trenta passeggieri che li guardavano e li ascoltavano con grande stupore. Appartenevano tutti e due a un ordine assai numeroso di originali a cui manca affatto un sentimento che si potrebbe chiamare “il pudore sociale„ e che hanno la facoltà singolare di far arrossire gli altri per loro.
— Tu a Torino! E da quando?
— Sono arrivato questa mattina.
— E riparti?
— Questa sera. Ho l'andata e ritorno.
— Son birbonate, dovevi scrivermi. E Gabriella?