— Benissimo. E a casa tua?
— Tutti bene. Gustavo è andato a Genova.
— Me lo scrisse l'avvocato. E l'affare di Troffarello?
— Niente di nuovo; son muli.
— Oh diavolo! — E strizzando un occhio, — Di', e a quando il Messia?
— (Sorridendo modestamente) Di giorno in giorno....
C'erano delle signorine; vidi dei visi di mamme che si cominciavano a inquietare. Come Dio volle, qualcuno discese, e i due poterono avvicinarsi e conversare in famiglia. Ma essendosi fatto spazio accanto a me, mi trovai di nuovo esposto al sonetto. Vidi infatti il poeta che scendeva da capo sul predellino. — Ah no! — dissi in cuor mio, ricordando il supplizio orribile dell'Uom chi sei tu; — una seconda volta non mi torturerai — e gridato un alt risoluto, che avvertì il cocchiere e lui ad un tempo, mi salvai dai quattordici colpi di pugnale che mi minacciava.
*
Gran palestra di civetteria è la carrozza di tutti, e come vi si può studiare la potenza del “femminino eterno„! Salì sulla giardiniera, in via Maria Vittoria, una bella ragazza, che attirò lo sguardo di tutti: piccolina, bruna, mirabilmente tornita, con le fossette nelle gote, con un rosaio sul cappellino: vestita con un'eleganza un po' teatrale, ma piacente nella sua stranezza. Non avevo visto ancora un'arte di civetteria così varia, così profonda, così diabolicamente raffinata. Era una continuità di leggerissimi, appena percettibili movimenti ondulatori correnti dalle spalle ai piedi, un riso come represso e diffuso su tutta la persona, un modo di girare il capo e gli occhi, di guardar tutti e nessuno, di provocare e di fuggir gli sguardi, un'arte d'addentarsi le labbra, d'inarcarle e di stringerle, di far balenare le pupille, di velarle e di riaccenderle, qualunque cosa guardasse, come se avesse voluto sedurre anche le cose, un misto di monelleria, di finto pudore, di sensualità, di naturalezza, d'affettazione e d'ingenuità bambinesca, da far cadere la penna di mano al più potente descrittore di femmine della nuova scuola. Conquistò il tranvai di primo colpo. Tutti i passeggieri si misero ad esaminarla con occhio denudatore. Si voltava a guardarla di tratto in tratto anche il cocchiere, e perfino una grave guardia civica, ritta in fondo alla giardiniera, fissava su di lei uno sguardo affatto diverso dal solito sguardo di servizio. All'angolo di via Bogino fece fermare un vecchio generale in uniforme, un po' floscio di gambe, accompagnato dal suo aiutante, e nell'atto di salire la guardò così fissamente che mise male il piede sul montatoio e si dovè afferrare alla colonnina. A un certo momento essa s'alzò e risedette un po' a sinistra, per far posto a una signora, e in quell'atto così semplice e rapido mise tanti guizzi e vezzi e grazie di colomba e di gatta, che lampeggiarono, guardandola, gli occhi di tutti, come se tutti avessero bevuto a un punto un bicchierino di Benedectine autentica dei frati di Chambéry. Curioso che proprio al disopra del posto ch'essa occupava pendeva da una traversa del tetto un cartellino d'annunzi, sul quale era scritto in grossi caratteri: Da vendere, e il resto non si leggeva: una villa, probabilmente. Ma era certo una calunnia del caso, o, almeno, c'era d'aver dei dubbi per l'eccesso medesimo di quella civetteria; la quale poteva non essere altro che un istintivo ardentissimo amore dell'arte. Discese in via Plana. Le donne si voltarono a guardarla con occhio severo, gli uomini.... con un altr'occhio. Ed essa si allontanò col suo roseto sul capo, lievemente inclinato da una parte, con un'andatura disinvolta e graziosa, mostrandoci ancora uno spicchio di viso sorridente, da cui traspariva la coscienza d'aver lasciato una dozzina di frecciole confitte in petto ai suoi compagni di viaggio d'un quarto d'ora.
*