— Che importa? Chi sa quante fanno lo stesso. — Dopo una pausa: — È un gran piacere.
— Sì, ci si sente meglio, dopo.
— È già più d'un mese.... Ne ho proprio bisogno.
— Diamine, — dissi tra me, — ci vuol della faccia. E mi sarebbe rimasto di loro un concetto orribile se non le avessi viste, quando discesero, entrare nello stabilimento di bagni di corso San Martino.
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Maggio, bel maggio, maggio amor dei fiori
e dei legumi, è bello anche sui tranvai che, passando la mattina dei giorni di mercato per le piazze Emanuele Filiberto, Bodoni e Madama Cristina, si trasformano in piccoli orti, magazzini alimentari e dispense ambulanti, piene di colori e d'odori. Vi salgon su da ogni parte, caricandovi le loro derrate, fantesche, bottegaie, cuochi di alberghi, ordinanze d'ufficiali ammogliati, signore con gabbie d'uccelli e vasi di fiori fra le mani; ed è tale qualche volta l'ingombro degli involti e dei canestri cacciati sopra e sotto le panche e dei grossi cavoli posati sulle ginocchia e dei cardi enormi tenuti ritti come torce e dei polli ciondolanti dal pugno delle serve, che non vi si può più muovere un braccio o allungare una gamba senza urtare in qualche cosa di commestibile. Ah! com'è curioso il contrasto fra i cuochi di case signorili che mettono superbamente in mostra le code delle trote e dei fagiani, e i piccoli borghesi dei due sessi che vanno a comperare per necessità economica o per raffinatezza di buongustai, facendo un sacrifizio d'amor proprio, con la speranza di non esser visti dai conoscenti, e dissimulando con mille piccole arti la roba comprata! Ma la signorina bionda ha un bel pigliare degli atteggiamenti poetici o un'aria distratta per far credere di trovarsi là per puro caso: io vedo bene rosseggiare i ravanelli delatori sotto il coperchio mal chiuso del suo canestrino elegante. E il vecchio maggiore giubilato ha un bel tamburinare con le dita la sua borsa di cuoio da viaggiatore, con la quale vuol dare ad intendere d'esser venuto or ora dalla stazione di Lanzo: il cuoio rigonfio disegna bellamente la forma d'un mazzetto d'asparagi, sua desiderata primizia. E non serve che la vecchia contessa, rovinata nel recente disastro delle banche, cerchi di nascondere con l'ombrellino stinto il pacco che si preme con la mano destra sul petto: vedo per uno spiraglio della carta verdeggiare la cicoria, che un tempo ella non toccava mai che con la forchetta e che ora, arrivata a casa, tagliuzzerà con le proprie mani, da cui sono scomparsi gli anelli. Ah povera contessa, chiudi un po' quell'ombrellino, col quale ti pari, non dal disprezzo come credi, ma dal rispetto e dalla simpatia delle anime gentili.... E la giardiniera va, spandendo odori di rosmarino, di basilico, di fragole, di pesci, di caci, di cipolle, d'un po' di tutte le cose, destinate a mense splendide di milionari, a tavole rotonde di stranieri, a poveri deschi di studenti, d'impiegatucci, d'operai, di malati, a luoghi e a mangiatori tanto diversi, quanto sono i modi con cui furono guadagnati i soldi che le pagarono, dalla fatica della schiena all'imbroglio finanziario, dalla vendita della scienza al mercato dell'amore. Poi, ad uno ad uno, tutti i carichi son posti giù, e il tranvai, ripigliato l'aspetto solito, continua la sua corsa leggera e inodora, fin che ritornerà nello stesso punto, dove ripiglierà altri colori e odori e vanaglorie culinarie e pudori aristocratici e peccati di gola mascherati. Tranvai stimolanti, consigliabili, sul serio, a quei pochi malati di anoressia che possono ancor essere sotto il bel sole d'Italia.
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Maggio, bel maggio, maggio amor dei fiori...
Mostravano di sentirne l'influsso, e come! il bel capitano di fanteria e la supposta moglie dell'impiegato postale, che ritrovai una mattina di maggio in un carrozzone chiuso della linea Vinzaglio. Che il loro amore non fosse uscito ancora dalle rotaie dopo un mese e mezzo di corse? Possibile, non credibile. Comunque fosse, era evidente che si trovavano tutti e due in quel periodo critico, nel quale all'amore divampante cominciano a riuscire intollerabili la tirannia del calendario e dell'orario, la simulazione, la menzogna e tutte l'altre astuzie e cautele del tradimento; in quel periodo in cui la passione, accecata dalla propria fiamma e insuperbita della propria forza, illudendosi d'aver dei diritti, ha voglia di buttar via tutti i veli, di scuoter tutti i gioghi, di spezzar tutti i lacci, e d'attaccar battaglia aperta col mondo e con le sue leggi. Sul viso di lei non c'era più segno di timidezza; non si parlavano, ma si fissavano liberamente, e guardavano gli altri con gli occhi arditi, come dicendo: — Ah, non crediate che si voglia fingere! Quello che sospettate è la verità, e non la frodiamo, ma la portiamo in trionfo, e ve la gettiamo sul viso. — Benedetto amore, segno eterno d'“immensa invidia„! Avete notato che in chi n'è spettatore v'è quasi sempre un'espressione di gelosia velenosa? che il mondo, che quasi sempre gode a veder due che s'odiano, par che si roda a veder due che s'amano? Fra i passeggieri che bersagliavano la coppia d'occhiate ostili c'era un signore serio e barbuto che, a giudicar dalla faccia, li avrebbe pugnalati. Non potea star fermo, si tormentava i baffi e soffiava; avrebbe voluto non guardarli e non ci riusciva; avreste detto che era lui il marito ingannato. Riconobbi in lui un erotico, ma d'un ordine particolare: il geloso di tutto il sesso femminile, quello a cui tutti gli amori sembrano un furto e un'offesa fatta a lui, e al quale par che ogni donna innamorata, vedendolo, si dovrebbe staccar dal suo amante, dicendogli: — Scusami tanto; mi sono innamorata di te perchè non conoscevo quel signore: ti pianto. — Come divampava quel carrozzone! Non pareva che lo tirassero i cavalli, ma che lo spingesse avanti la forza della passione, delle gelosie, dei cuori palpitanti e delle immaginazioni accese che portava dentro. C'erano due signorine col viso rosso, due vecchi che avevan tutta l'anima negli occhiali, un giovanetto che pareva magnetizzato; perfino il fattorino pigliava i soldi senz'esame per covar con gli occhi la bella coppia colpevole. Ed io pensavo con pietà a quel povero impiegato delle poste, che forse in quel momento diceva allo sportello, con voce placida: — Niente per lei! — Ah poveretto! E per lui c'era quel po' di roba.