Ebbi un barlume, a quel punto, che il suo discorso si riferisse a una persona e a un fatto che m'eran noti. Le parole che aggiunse me n'accertarono.

— No, proprio, non c'ebbe colpa. Bisogna sentirlo ripetere dieci volte, col pianto nella gola: — Giuro per l'anima della mia povera madre che non l'ho visto passare! — Chi dice quello a quel modo dice la verità. Se vedesse quella povera casa! La ragazza a letto, in quello stato; lui seduto davanti a un pezzo di polenta che non può mandar giù; e sempre quel povero morticino in mezzo a loro due, tutto in sangue, e quel grido, quel grido che sentono sempre! Ma ora almeno ha smesso di bere, tante glie n'ho dette. Dicono: chi ha preso quel vizio, è inutile di ragionarlo. Ma è perchè non ne han voglia. Ma quando io gli dissi: — Vedete, se diventate un briacone, diranno che lo siete sempre stato, e che è per questo appunto, per vostra colpa, che la disgrazia è seguita — questa ragione gli fece senso. E poi gli dissi: — Non voglio! Capite? Ve lo proibisco in nome della vostra povera moglie morta, e della vostra figliuola malata, che m'ha posto affetto come a una mamma! — Pover uomo, si mise a piangere e mi baciò le mani. Ah, quel che può fare una donna, quando ha un'anima! Ma io non posso esser da per tutto e far tutto....

E mentre diceva questo con quella voce calda e violenta e con quel gesto vibrante che faceva sorridere la sua amica, s'indovinavano in lei dei tesori d'amore ardente, la forza contro il dolore, il coraggio contro la morte, un disprezzo profondo delle false convenienze sociali, una semplicità virginea dell'animo e un vigore di fibra virile, e sul suo piccolo viso bruno e irregolare appariva una bellezza fuggente, come a bagliori, ma d'una forza di seduzione indefinibile, altera a un tempo e dolcissima, cento volte più seducente che la bellezza composta d'un viso bello davvero.

— Ecco dov'è accaduta la disgrazia — disse, quando il tranvai, attraversata la via Santa Teresa, s'inoltrò nel nuovo tratto di via Venti Settembre, e, dette quelle parole, si strinse al petto il suo bambino, coprendogli il capo con le mani, come per difenderlo da un pericolo. Si riscosse un momento dopo ed esclamò vivamente, toccando l'amica col gomito: — Eccolo là!

Ci veniva incontro un'altra giardiniera, sulla quale riconobbi al primo sguardo il cocchiere dai capelli grigi, che avevo visto passar fra le guardie in mezzo alla folla, la mattina della disgrazia. Egli passò col viso accigliato, con gli occhi fissi davanti a sè, senza veder la signora.

— Si volti indietro —, disse questa all'amica — e stia attenta. Vedrà che passando in quel punto si fa il segno della croce. Dice che se lo fa sempre dopo quel giorno.

Tutt'e due si voltarono, mi voltai anch'io, e benchè il tranvai fosse già distante un cinquanta passi, vidi benissimo l'atto del cocchiere, che si segnò.

— Ha veduto? — domandò la signora all'amica. — Ha veduto?

E disse queste parole con un tale accento che non mi maravigliai di vederla nello stesso tempo premersi un dito nel cavo dell'occhio come per arrestarvi una lacrima. E compresi: era una lacrima di contentezza: se quegli avesse continuato a bere, non avrebbe fatto quell'atto; non beveva dunque più; essa aveva vinto! — A me balenò un altro pensiero: — S'è forse segnato appunto perchè ha bevuto. — Ma subito mi rimproverai di quel pensiero. — Perchè non credere al bene? Credici, poichè anche il crederci è bene; credici tu pure. — E al vedere il bel sorriso, quasi di compiacenza materna, che brillava negli occhi umidi della signora, mi suonò in mente la dolce esclamazione del Fogazzaro: — Sì, è bella l'anima umana!

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