Il “bel maggio„ mi fece rivedere anche il mio giovane pittore, sull'ultimo tratto della linea di Borgo San Secondo, proprio nell'ora della mattina in cui quel tranvai porta una raccolta tutta sua propria di passeggieri: monache, medici, impiegati del Magistero dell'ordine Mauriziano, e parenti e amici di malati, diretti al grande Ospedale, con pacchi, involti di biancheria, frutti e libri fra le mani, alcuni col viso sereno, i più tristi, tutti pensierosi. Nel punto che il tranvai usciva dall'abitato in mezzo ai prati verdi, in faccia al Monviso quasi svanito nell'azzurro del cielo, salì il bel giovanotto, roseo e fresco, che pareva il mese di maggio in persona, e col piede ancora sul montatoio mi accennò allegramente che n'aveva una curiosa da raccontarmi. No, non della signora delle coincidenze, che era ancora un mistero per lui, benchè credesse d'aver trovato certe tracce...; un altra, un caso amenissimo, destinato alla rubrica della gelosia coniugale in tranvai, visto da lui stesso. Si trattava d'una signora maturotta, la quale, salita sopra una giardiniera nel corso Cairoli, dalla parte di dietro, senz'esser vista dai passeggieri che stavan davanti, aveva scoperto sulla prima panca la schiena di suo marito, seduto accanto a una loro giovane amica, e stretto con questa in una conversazione fitta e viva, accompagnata da quelle mosse del capo, da quegli atteggiamenti adoratorii, da quella continuità e intensità d'attenzione sorridente, che non lascian dubbi sulla natura della relazione fra un uomo e una donna. Per veder meglio il fatto suo, la signora s'era messa in piedi sulla piattaforma, e da quell'osservatorio era stata un pezzo a contemplare con gli occhi dardeggianti e col viso livido il profilo amoroso del suo coniuge, bevente le parole amate, anzi i due profili, che parevan di due colombi che si beccassero, non perdendo un lampo dei loro occhi, non un guizzo delle loro labbra; e il mio amico era rimasto in osservazione di tutti e tre, aspettando la scenetta che poi avvenne. Alla prima fermata del tranvai, vicino al ponte di ferro, la signora era discesa come una freccia dalla piattaforma di dietro e salita come uno spettro su quella davanti, proprio in faccia al marito e all'amica.... Ah quel marito! Che mutamento di frontespizio! Una vera trasformazione dei connotati, a vista, come suol dirsi, e l'amica idem: due facce di defunti; e il colmo del comico era stato questo che, separandosi lui e lei per istinto come un corpo spaccato in due, la moglie s'era seduta d'un colpo in mezzo a loro, facendo una riverenza ad entrambi per salvare le apparenze, ma con due occhi che parevan due tizzoni d'inferno.... Ah no, il tranvai non era un nido d'amore da consigliarsi per i mariti infedeli.
Gli domandai, a quel proposito, a che punto fossero le sue ricerche matrimoniali sulla rete tranviaria. Con mio stupore, lo vidi arrossire un poco, e scrollare una spalla, come se gli avessi rammentato una sciocchezza di cui si vergognava, e che non avrei dovuto prender sul serio. Rimase pensieroso, però, qualche momento; e poi cambiò discorso ad un tratto, domandandomi: — Che cosa pensa lei delle studentesse?
Non capii la domanda. — Di quali? — domandai alla mia volta.
Ma mi accorsi subito che m'aveva fatto quella domanda non per sentire il mio parere, ma per dirmi il suo, e me lo disse con l'accento di chi desidera di non esser contraddetto, con un calore e un'abbondanza di parole insolita in lui. Mi disse che a lui quello che si diceva della sconvenienza di mandar le ragazze ai licei e alle Università pareva un pregiudizio ridicolo; che era stupido il parlar di pericoli e d'influssi immorali, poichè soltanto le civette nate li correvano e li subivano, e che anzi portavano esse appunto gli uni e le altre fra i maschi; che le ragazze veramente oneste e serie si facevano rispettare, non solo, ma esercitavano un influsso buono sui giovani, e che ne poteva citar degli esempi; che la virtù vera e solida non era quella che si fonda sull'ignoranza delle brutture umane, ma quella che vien dall'orrore che si risente conoscendole, e che in ogni caso il velo dell'ignoranza lo squarciavano alle ragazze le conversazioni che udivano ogni giorno e i romanzi e il teatro e i balli e i giornali, assai prima che arrivassero ai loro orecchi le volgarità dei condiscepoli volgari, e che in tutti i modi.... e che insomma.... e che quand'anche....
Ma vedendo che lo guardavo con maraviglia, arrossì da capo, e saltò in un altro discorso, domandandomi se avessi più visto la Chisciottina.
Gli raccontai il fatto, ed egli me ne disse un altro, che aveva saputo da un amico un mese addietro. Un giorno, sul tranvai, avendo visto un ragazzino del popolo che meditava sul disegno pornografico d'una scatola di fiammiferi, la signora gli aveva comprato la scatola con quattro soldi e l'aveva buttata sulla strada; e alcuni passeggieri intorno essendosi messi a ridere come d'una stravaganza, lei, indignata, gli aveva rimbeccati con un epiteto, come dire? un epiteto non proprio da signora riguardosa, ma da donna sincera....
Nel dir questo, mentre il tranvai entrava nel viale di Stupinigi, rompendo in due una festosa brigata di signori e di signore in bicicletta, egli si dondolava sul montatoio, con un piede per aria, pronto a discendere, e mi sorrideva; ma c'era sotto quel sorriso, su quel bel viso roseo, come l'ombra d'un pensiero nascosto, d'un leggiero turbamento, non momentaneo, ma consueto; un'ombra leggerissima, la quale mi fece sospettare ch'egli avesse già incontrato sulla rete d'una delle due Società quello a cui voleva far credere di non aver più pensato.
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E “maggio, bel maggio„ rideva pure ai miei due piccoli sposi di borgo San Donato, che un dopo pranzo di domenica, andando al Pallone, rividi sul tranvai pieno zeppo della barriera di Casale, seduti sulla prima panca; lei con un cappellino guernito di fiori rossi, che pareva nuovo fiammante, e un ombrellino lilla; lui con un cappello di paglia gialla, fasciato d'un nastro azzurro, che doveva esser fresco di bottega. Quello sfoggio straordinario mi fece pensare che fosse toccata loro una piccola fortuna, una eredità di qualche biglietto da cento, o una “gratificazione„ inaspettata al marito, più probabilmente, e che andassero a festeggiarla con un modesto desinare in qualche modesta trattoria fuor di porta. Che fossero in uno stato d'animo insolito lo dimostrava il fatto che lui, sempre così timido e riserbato, tenesse un braccio disteso sulla spalliera attorno alle spalle di sua moglie, la quale piegava un po' il capo dalla parte sua. E nel guardar quell'atto, ch'egli faceva, di stringersi al cuore e quasi di difendere quella sua povera sposa, che nessuno si sarebbe mai sognato d'insidiargli, quell'atto che pareva dire: — Vedete, questa poveretta che a nessuno piace e che nessuno guarda è il mio amore, il mio tesoro, la mia vita, — mi commosse questa idea: che a pigliarsi una libertà simile egli era stato forse incoraggiato dal pensiero umile e triste che una dimostrazione d'affetto fra due povere creature come loro non avrebbe attirato l'attenzione d'alcuno, non sarebbe forse nemmen parsa una dimostrazione d'amore. Ma da queste considerazioni mi stornò un accidente strano, che non avevo mai visto sul tranvai. Disputavano da un poco, a voce bassa, ma in tuono aspro, due coniugi sulla quarantina, vestiti con decenza, seduti sur una delle panche di mezzo. Tutt'a un tratto il marito mise un braccio dietro la spalliera e picchiò un pugno nella schiena di sua moglie, sonoro come un colpo di tamburo. Tutti si voltarono, si levò un mormorìo di sdegno; ma la moglie non rifiatando, lisciandosi la barba il marito, immobili e tranquilli tutt'e due come se nulla fosse stato, tacque il mormorìo, e allo sdegno succedette nei passeggieri una stupefazione comica di quel pugno improvviso e solitario, che aveva troncato così di netto il diverbio, con apparente consenso della picchiata, come un segnale che fosse stato convenuto fra la coppia per rimettersi d'accordo nei momenti critici. E non ci fu altro. A guardar quella scena s'eran voltati tutti fuor che i due sposi; i quali non si mossero dal loro atteggiamento fino all'arrivo alla barriera. Qui, prima che il tranvai si fermasse, la sposa s'alzò, e vedendola così ritta di fianco, riconobbi nella sua persona gracile quella curva leggiera che è il primo indizio visibile d'una nuova vita umana. Allora compresi; compresi il perchè dello sfoggio insolito e del desinare fuor di porta e del braccio appoggiato sulla spalliera in atto di protezione amorosa! I fiori rossi, l'ombrellino lilla, la cappellina nuova e l'atto carezzevole erano per lui; per lui essi andavano a fare il rialto in campagna; per lui erano il lusso e la festa. E se non me l'avesse detto la curva, me l'avrebbe fatto pensare l'atto di premura e di rispetto gentile con cui il giovane, disceso prima, tese le due mani per aiutar lei a discendere, come se già scendessero in due. Mi fermai a guardarli mentre s'allontanavano, stretti l'uno all'altro, nel polverìo dello stradone. Poveri e buoni figliuoli! Se avessi avuto la lanterna miracolosa di Aladino avrei trasformato la loro trattoria in un palazzo e fatto cadere sulla loro povera mensa una pioggia di fiori e di diamanti.
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