— Eppure, — pensavo guardandoli, — hanno troppo bevuto anche questi, che avrebbero potuto ricrearsi in tanti altri modi più degni. Se non sono briachi affatto come l'altro non è perchè abbiano bevuto meno, ma perchè hanno bevuto meglio. Se son più puliti di lui, è perchè fanno un lavoro più pulito del suo. Se non cascan dal sonno come quello, è perchè hanno meno faticato ieri e dormito di più questa notte. In realtà, se si tien conto delle condizioni diverse, essi rappresentano un'intemperanza non meno volgare, forse più colpevole di quella del briaco, e certo d'esempio più pericoloso. E perchè dunque essi sono scusati e paiono amabili, e non ci son scuse per l'altro, e il ribrezzo che desta costui non è accompagnato almeno da un sentimento di commiserazione?
A un certo punto il briaco attirò l'attenzione d'uno della brigata, il quale lo accennò agli altri, e tutti si misero a guardarlo, che già dormiva, facendogli addosso un fuoco di fila di frizzi e di risate. Buon Dio! Erano delle bottiglie da due lire che beffeggiavano un litro da otto soldi.
E anche dentro al carrozzone tutti ridevano.
Non tutti. Una signorina bionda, giovanissima, seduta in un angolo, restava seria e guardava quell'ubbriaco con un'espressione di tristezza e di pietà, corrugando la fronte ad ogni scherzo degli spettatori come per una sensazione penosa. Quanto mi parve bella! Il Parini avrebbe rifatto per lei il suo famoso verso, le avrebbe detto: — Tu sei giusta ed umana!
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Quel viso è notato con altri, fra i miei ricordi di maggio, nella colonna delle “simpatie di tranvai„ che in quel mese furono molte, forse per l'influsso della dolce stagione, che rischiara e addolcisce gli animi. Simpatie di tranvai! Forse che son di natura diversa dall'altre? No certo; ma da quelle che c'inspira la gente incontrata per via si distinguono in questo: che c'entrano più addentro e ci rimangon più a lungo perchè nella carrozza di tutti c'è maggior tempo a osservare i visi e s'aggiunge spesso all'effetto di questi quello del suono delle voci. Quanti ne ricordo, solo ch'io mi raccolga un poco: visi veduti in pieno, di profilo, a traverso ai vetri, accesi dai riflessi colorati dei fanaletti, incorniciati nel vano degli usci, appoggiati alle colonnine delle giardiniere, spiccanti sul verde degli alberi, disegnati sulle acque lucenti del Po, osservati per pochi minuti e scomparsi forse per sempre; visi di ragazze, di operai, di signore, di giovanetti, di vecchi, di mamme, esprimenti una santa rassegnazione al dolore, anime benevole e serene, spiriti forti e generosi pronti a ogni sacrifizio pel bene altrui, cuori ardenti d'ambizioni nobili e di nobili speranze, vite oscuramente operose e benefiche; visi, di cui il primo effetto simpatico mi fu affermato e accresciuto da uno sguardo, da un sorriso, da una parola, da un'espressione fugace degli occhi. Come in una cascata di ghiaia grigia si vedono brillare dei punti luminosi come diamanti, così nella moltitudine indifferente che vi passa davanti in quelle scarrozzate quotidiane si vedono balenare a quando a quando, certi giorni più e certi giorni meno, di questi aspetti umani consolanti, a cui si ripensa con amore e che si rivedono con piacere, che non si conosceranno mai e si ricorderanno sempre; sembianze d'amici della fantasia, che noi salutiamo con un barlume di sorriso e che ci rendono il saluto con un bagliore dello sguardo, immagini senza nome, raggi d'anime passanti, argomenti personificati d'una dolce filosofia, che vi tengon vivi nel cuore la fede nel bene e l'amore per i propri simili. Quanti ne ricordo, in forma di medaglioni, di busti o di statue, secondo l'atteggiamento in cui mi s'offrirono, con lo scontrino fra le labbra, col portamonete fra le mani, col braccio teso verso il campanello, veduti una volta sola, riveduti cento volte, intravvisti nell'incontro di due carrozzoni, fuggenti su tutte le linee; ma tutti raggruppati in disparte nella mia memoria come un'umanità privilegiata, come una Torino ideale! E nei momenti di sconforto della vita e d'odio del mondo i cari fantasmi mi s'affollano intorno, dicendomi: — E noi? E noi, dunque? Perchè ci dimentichi? Tu sei ingiusto! — E grazie a loro mi riconcilio col prossimo, e anche nei giorni grigi e freddi dell'inverno risento l'alito della primavera, l'influsso del “bel maggio amor dei fiori„ che raddolcisce il sangue e rischiara l'anima.
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E il “bel maggio„ si chiuse con un caso amenissimo, degno d'un sonetto del Belli. Immaginatevi una giardiniera domenicale, corrente alla luce del sole sul corso Regina Margherita, affollata di signori e di signore in ghingheri, fra cui luccicano cappelli cilindrici, fluiscono barbe gravi, nereggiano cappelli di preti e scintilla il chepì dorato d'un colonnello d'artiglieria: una carrozzata di borghesia silenziosa e seria, che par che vada a una cerimonia solenne, scortata da una guardia municipale in grande uniforme, ritta accanto al cocchiere. Un'altra giardiniera, sul binario accanto, le viene incontro di corsa, stipata essa pure di gente per bene, con la sua brava guardia impalata sulla piattaforma davanti, con sette schiere di facce dignitose di benestanti, di madri severe, di signorine composte. Ebbene, accadde questo. Nel momento che le due giardiniere passavano accanto l'una all'altra, un giovinotto, seduto sul davanti di quella dov'ero io, e una ragazza, seduta sul davanti dell'altra (due amanti, come poi si capì, che s'incontravano per caso, forse dopo una lunga separazione forzata) si riconobbero al primo sguardo, e scattando come due molle, con le braccia tese verso i cocchieri, lanciarono insieme due grida di gioia frenetica: — Alt! — Ferma! — I carrozzoni si fermarono alla distanza di dieci passi l'un dall'altro, i due giovani si precipitarono a terra, divorarono lo spazio frapposto e si abbracciarono furiosamente, scambiandosi quattro baci risonanti come colpi di carabina ad aria compressa. E dall'alto delle due giardiniere, lasciate ferme un momento dai due cocchieri stupefatti, come dall'alto di due tribune di spettacolo, borghesi gravi, mamme severe, signorine composte, e ministri della chiesa e ufficiali del regio esercito e rappresentanti armati del municipio.... stettero a vedere. Curiosa situazione! Appena i due tranvai ripartirono, un signore grasso e maestoso, ch'era vicino a me, espresse con parole risentite il pensiero comune, scrollando il capo dignitosamente: — Abbiamo fatto una bella figura! —
Eh sì, proprio, da cantori di maggio.