16. (Il giorno in cui gli Stati Uniti pagano cinquantamila lire per i nostri “linciati„ del Colorado). Oui, tout se paye, come dice un personaggio di romanzo; tutto si sconta anche quaggiù; e l'“eterna vendetta„ coglie qualche volta il reo anche sul tranvai. Fu per me una vera soddisfazione. Il tirannucolo rabbioso, il negriero fallito, il perpetuo strapazzatore di fattorini e di cocchieri, il signor Tintura-Migone, insomma, quel pezzo di superbia villana con le gote enfiate e coi baffi irti, stava seduto in un carrozzone chiuso e affollato della Torinese; e non aveva ancor finito di brontolar col fattorino perchè non era spolverata la panca, che già cominciava a dar segni d'impazienza contro un bel bambino di nove o dieci mesi, ritto accanto a lui sulle ginocchia d'una donna, la quale lo voltava ora di qua ora di là, come per farlo ammirare. Di ragione, doveva odiare anche e bimbi, che son dei deboli; e tutti i presenti, chi l'avevan pesato al primo sguardo, lo guardavano con manifesta antipatia. — Lo tenga seduto! — disse a un tratto alla donna, di mala grazia. Ma l'ebbe appena detto che saltò su indignato, vomitando fuoco e tirando fuori il fazzoletto. Ahi, troppo tardi! E l'ira sua non ebbe eco. Non solo; ma il contrasto fra la sua faccia fiammeggiante e il visetto sereno e innocente di quell'amore di putto che lo guardava con gli occhi azzurri, inconsapevole dell'avvenimento, fu così comico, che diedero tutti in uno scoppio di risa; il quale finì di fargli perdere i lumi. Ah sì, tutto si sconta, e infinite sono le fonti da cui la divina Provvidenza fa “zampillar„ la giustizia.

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Rieccolo, finalmente! È certo, pensai appena lo vidi, che la sua prima parola sarà sul discorso fatto dal Jaurés alla Camera francese intorno al lavoro dei fanciulli. E infatti il suo primo saluto, salendo sul tranvai, fu un allegro: — L'ha letto? — detto con quella voce di basso, che parea che uscisse da un trombone. Egli ne aveva letto un sunto in un giornale italiano e se l'era affisso a una parete, secondo il suo costume, nella sua bottega di falegname. Anche a mezzo giugno egli portava il suo cappellone alla calabrese e quell'eterna giacchetta di velluto cacao spelato; ma aveva la barba meno selvaggia del solito e un'aria di soddisfazione, come se avesse riportato qualche vittoria machiavellica sulla Prefettura.

Eravamo sul corso Cairoli; la giardiniera, piena di gente, correva all'ombra dei grandi platani, in vista delle acque del Po, solcate da barchette variopinte di canottieri, e dal fiume e dai colli spirava una freschezza di primavera. Tutti i passeggieri parevano di buon umore, un bambino cantava, e i miei vicini guardavano con curiosità simpatica quell'operaio dal collo taurino, che con quella grossa voce, con quell'aria di gravità bonacciona, parlando un piemontese intercalato d'italiano rude, ma corretto, faceva un minuto raffronto fra il discorso del De Mun e quello dell'oratore socialista, flemmaticamente. C'era fra gli ascoltatori una donna sulla quarantina, che non aveva trovato da sedere, una bottegaia, all'apparenza, ma vestita signorilmente, e di viso un po' pretenzioso, ma benevolo; la quale si voltava ogni tanto a guardarlo, stupita, come se fiutasse in lui un dotto signore travestito.

A un certo punto il falegname s'interruppe e, alzandosi in punta di piedi, piegò il capo da una parte e allungò il collo per leggere il titolo d'un grosso libro che teneva sulle ginocchia, coprendolo in parte con le mani, una signora seduta davanti a noi, sur una delle panche più vicine. — Diavolo! — esclamò. — Un trattato d'anatomia! — Ed era proprio lei, la vergine morta, seduta accanto a un signore dalla capigliatura e dalla barba bianchissime e ravviate con gran cura, dall'aspetto serio e quasi altero, come d'un vecchio colonnello, con due occhi chiari e un naso diritto e sottile, che lo dicevano indubbiamente suo padre. La vergine morta! Non la vedevo da due mesi, l'avevo quasi dimenticata. Era sempre quel viso bianco e delicatissimo, d'una purità angelica, d'una immobilità marmorea, d'una serenità di creatura superiore alle passioni umane e intangibile da ogni sozzura terrestre; ma alquanto smagrito e anche più niveo del consueto, e con gli occhi come velati da un'ombra di stanchezza. Eran certo le fatiche della preparazione agli esami; doveva forse dare in quel mese l'esame d'anatomia.

— Sarà una studentessa di medicina, — disse il falegname.

— Una signorina fuor di strada, — osservò un signore accanto a me.

— E perchè? — domandò il primo.

— Bah! — rispose l'altro. — Non è il loro mestiere. A pensar quello che vedono e che toccano, mi spoetizza.

Il falegname scrollò una spalla. — Allora, anche le monache infermiere degli ospedali.... Eppure, non spoetizzano nessuno.