Poi mise la boccetta alla bocca dell'uno e dell'altro ragazzo, dicendo: — A voi, malviventi! — La moglie gli afferrò il braccio; ma egli si svincolò e li fece bere, dicendo a me: — Due spugne, sa; mi beverebbero il sangue.

Riposta la bottiglia, addentò il pane e attaccò un pezzo di frittata, facendo degli elogi alla cuoca, e tra un boccone e l'altro apostrofò la piccina che quella teneva in braccio: — E tu, stoponëtta? (turaccioletta) — e ne chiese notizie, mentre porgeva dei pezzettini di frittata agli altri due. — Non ha che venti mesi di servizio, — disse, rivolto a me. E, masticando, mi raccontò come la bambina non lo riconoscesse per suo padre che da poco tempo, dopo che egli era di servizio fisso sulla linea Vinzaglio. Quando era sulle altre linee, dovendo far colazione e desinare qua e là, essa non lo vedeva mai, neppur la sera, perchè egli rientrava tardi, quando già era addormentata, e neppur la mattina, perchè se n'andava prima che si svegliasse. E per questo s'era dato lo strano caso che la bimba, già di più d'un anno, non conoscendo ancora suo padre, un giorno ch'egli era tornato a casa prima di sera, per essersi fatto male a una gamba, al veder entrar da padrone un uomo che non aveva mai visto, s'era spaventata e messa a gridare come un'aquila. E conchiuse il racconto esclamando con una risata: — Ah! che farsa di mestiere! Facciamo persin paura ai nostri citt! Ma non fa niente.... fin che la cassa è sana! — e si picchiò un pugno sul petto. Poi, eccitato, come se avesse fatto un lauto pranzo, alzandosi e scuotendosi dalla giubba le briciole del pane, rispose botta per botta alle facezie delle guardie e delle donne, che lo stuzzicavano; e infine, vedendo avvicinarsi l'altro tranvai, baciò l'un dopo l'altro i ragazzi, dicendo: — Ciao, lupotto! — Ciao, pancetta! —, prese in braccio la bimba e le fregò i baffi sul viso, disse alla moglie, restituendole il carico: — Brava, vecia! Una frittata fiamenga! — e, salito sulla piattaforma e impugnate la frusta e le redini, sferzò i cavalli e partì, voltandosi a mandare un altro saluto alla famiglia e un'ultima risata agli amici.

— Che brav'uomo! — disse una donna. — Un uomo contento —, soggiunse una guardia. — Un superuomo, — dissi tra me; ma sul serio.

*

A questo punto mi saltano su dalle note non so quanti personaggi nuovi, che son costretto a respingere, come ne respinsi molti nei mesi andati, per non arrivare alla fin dell'anno con un esercito. Ma è un peccato, perchè conobbi fra gli altri in questo mese di giugno dei così curiosi tipi di “tranvaiofili„ amatori e studiosi paladini fanatici dell'istituzione! Ne conobbi di tutte e tre le classi in cui si possono dividere: degli inquisitori, che si piantano sempre accanto al cocchiere o al fattorino, per tempestarlo di domande: — Quanti anni ha questo cavallo? Quanti cavalli avete? Quanti cocchieri siete? Quanto costa questa carrozza? Quanto è lunga questa linea? — fin che la vittima perde la pazienza; dei calcolatori, azionisti, amministratori e cassieri in ispirito delle due Società, delle quali studiano gl'interessi, e almanaccano le entrate e le uscite; dei parteggianti, che, senz'averci un interesse al mondo, portano in palma di mano una Società e danno addosso all'altra con un ardore da parer pagati, attaccando con altri capi ameni del loro stampo delle dispute in cui rischiano arditamente di farsi cappottare per i begli occhi dell'Anonima del loro cuore. Generosi cavalieri, nobili idealisti! Poco mancò che venissero a pugni quei due campioni dell'ultima classe, che sul tranvai della linea di Nizza, il giorno diciotto, intavolarono una discussione sui meriti comparati della Belga e della Torinese a proposito del color rosso e verde dei carrozzoni dell'una e di quello giallo e sangue di bue dei carrozzoni dell'altra. I ferri si riscaldarono con una rapidità inquietante.

— E lei mi vuol confrontare i cavalli della Belga, tutti maremmani bisbetici, con quelli della Torinese, che vengono dalla Croazia e dall'Ungheria, più forti, più alla mano, più.... Mi faccia il piacere!

— Eh, i cavalli non fanno la grandezza d'una Società: la Belga ha trenta carrozze di più, e un personale che s'avvicina al doppio!

— Ma le carrozze della Torinese son più grandi e più comode; la Belga non ha cuscini.

— Ah, i cuscini! Niente di meno! Cospetto!

— Non c'è cospetto; e fa anche il servizio più intensivo e paga meglio gl'impiegati.